E’ morta Margareth Thatcher, la madre del “modello inglese”

Oggi, all’età di 87 anni, si è spenta Margareth Thatcher. La Lady di Ferro, che ha guidato il Regno Unito dal 1979 al 1990, è stata una figura controversa della politica inglese ed internazionale, una di quelle icone che hanno suscitato profonda ammirazione o totale avversione presso l’opinione pubblica. Un dato di fatto incontestabile che le va attribuito è quello di aver cambiato profondamente il volto della Gran Bretagna attraverso una lunga serie di riforme come, ad esempio, quella sugli stadi e sul tifo nel football.

Gli anni ottanta hanno visto l’apice della violenza negli stadi inglesi: gli hooligans diventarono una vera e propria piaga per la sicurezza pubblica e per il buon nome del Pese all’estero. Due furono gli eventi fondamentali (e tragici) che portarono a un totale cambiamento della situazione di fatto: la tragedia dell’Heysel (1985), in cui perirono 39 tifosi juventini in seguito al crollo di un settore dello stadio che ospitò la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, e il disastro dell’Hillsborough (1989), in cui trovarono la morte ben 96 persone a causa della calca e del sovraffollamento in occasione della semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest. Proprio quest’ultimo evento fu alla base del “rapporto Taylor” (da Peter Taylor, il giudice a cui fu affidata la commissione di ricerca): un documento voluto dal governo Thatcher perché fossero analizzate le cause del disastro dell’Hillsborough, e quindi i mali del calcio inglese in generale, dal flagello degli hooligans all’inadeguatezza degli impianti.

Le riforme attuate dal governo in carica cambiarono per sempre il volto del football attraverso quelle misure che costituirono il cosiddetto “modello inglese” (clicca qui per la prima puntata della nostra inchiesta e qui per la seconda)

  • Ristrutturazione degli impianti per mano dei club (ma anche tramite sussidi statali). I nuovi impianti devono prevedere l’eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, i seggiolini in tutti i settori, una capienza compresa tra i ventimila e i quarantamila posti e l’eventuale presenza di box privati.

  • Responsabilizzazione delle società. Ai club è affidata la sicurezza e la sorveglianza all’interno degli impianti attraverso la presenza di steward privati in collegamento via radio con la polizia (presente solo all’esterno degli stadi) e l’installazione di telecamere a circuito chiuso in grado di individuare chiunque possa aver commesso degli illeciti in qualsiasi postazione dello stadio.

  • Divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi. Gli unici rapporti ammessi sono quelli finalizzati ad impedire incidenti.

  • Creazione della National Football Intelligence Unit, direttamente dipendente da Scotland Yard. Ad ognuna delle società professionistiche presenti sul territorio, viene affidato un agente, il quale accompagna i tifosi nelle trasferte e si occupa della schedatura dei violenti. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un’apposita banca dati, circa settemila tifosi.

  • Istituzione del “Crimistoppers”, il numero verde appositamente destinato per segnalare episodi, persone sospette o situazioni pericolose. In dieci anni, il sistema ideato da un gruppo di privati, ha permesso la cattura di oltre quindicimila violenti (media di circa duecento al giorno). Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.

  • Divieto di introduzione degli alcolici negli stadi; Sporting Event Act (1985) .

  • Il comportarsi alle partite in modo “allarmante”, anche se non violento, è fattispecie di reato. Ai magistrati è concesso il potere di impedire l’accesso agli stadi a singoli tifosi violenti che devono presentarsi ai rispettivi comandi di polizia in occasione delle partite; Pubblic Order Act (1986).

  • Arresto e processo per direttissima per i tifosi violenti, intendendo come violenza non solo quella fisica ma anche quella verbale, come linguaggio osceno e cori razzisti; Football Offences Act (1991) .

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