“Sulla riva del mare canuto ergimi un tumulo che ne giunga notizia ai posteri e pianta sul tumulo il remo col quale, quando ero vivo, remavo assieme ai compagni”
Omero, Odissea, Libro XI
Prima di tutti Gento, una delle ali più forti di sempre. Poi Mateos e Munoz che in area avversaria ci entravano come il coltello nel burro. E proprio con questi fenomeni nel 1956 arrivò la prima Coppa Campioni, la prima di una lunga serie. Il 13 giugno al Parco dei Principi di Parigi i blancos trafiggono il Reims per 4-3. Qui Alfredo segna un gol, quello del momentaneo 1-2 poco prima che Rial pareggiasse i conti. Nello stesso anno sfiora per pochi punti il primo posto alla prima edizione del Pallone d’Oro vinto da Matthews.
Nel 1959, come se il Real non avesse avversari del suo livello tattico (anche l’allenatore Carniglia non ci capiva più nulla da tanta bellezza calcistica), arrivò di prepotenza una quarta Coppa Campioni il 3 giugno al Neckarstadion di Stoccarda, ancora contro il Reims che vantava in squadra il grande goleador del mondiale di Svezia ’58, Just Fontaine. I blancos che avevano già campioni come lo stesso Di Stefano, Gento, Mateos e Kopa si trovarono felicemente in squadra un altro che fece grande la storia del calcio, Ferenc Puskas. Quest’ultimo non giocherà la finale a causa di un infortunio ma nel gioco di Carniglia prima e di Munoz poi si fece sentire eccome. 2-0 il risultato finale contro i francesi, netto come netto era il distacco fra i blancos e tutte le altre formazioni del mondo. Come straordinario era in quel periodo il gioco sensazionale di Alfredo che si meritò un altro pallone d’oro. Anche l’anno successivo, il ’60, si fece sentire come una voragine questo chilometrico gap con la vittoria di una quinta Coppa Campioni il 18 maggio al Hampden Park di Glasgow contro i tedeschi del Eintracht Francoforte. Qui Di Stefano e Puskas diedero lezione di calcio ancora oggi invidiata da chi ama questo sport. Il risultato conclusivo fu di 7-3 e di quei 7 gol spagnoli 4 furono di Ferenc e 3 di Di Stefano che è tutt’ora il giocatore che ha segnato almeno una rete in 5 finali di Coppa Campioni, un vero record. Finale storica quella a Glasgow perché sancì due conclusioni. La prima lo stradominio blanco in europa che durò appunto 5 anni di fila, la seconda che non si è più vista una coppia tanto affiatata e marmorea come quella di Puskas ed Alfredo in tutta la storia del calcio. Dopo altre 4 Liga vinte (’61, ’62, ’63 e ’64) una Coppa di Spagna (1962, 2-1 al Siviglia) ed altre due finali di Coppa giocate ma perse e cioè quella nel 1962 all’Olimpico di Amsterdam contro il Benfica di Guttman ed Eusebio e quella due anni dopo nel ’64 al Prater di Vienna contro l’Inter di Herrera, Alfredo Di Stefano decise di lasciare la maglia gloriosa del Real Madrid per concludere la carriera nel 1966 con l’Espanyol.
Ma la vera passione di Alfredo, la sua vita, era proprio il calcio e senza pensarci due volte diventa in breve tempo allenatore a partire dal ’69 quando va a vincere il campionato argentino nel Boca Juniors. In seguito una carriera altalenante come i suoi vertiginosi tocchi di palla. Vince una Liga col Valencia nel 1971, nove anni dopo anche una Coppa delle Coppe, sempre con il Valencia, quando in squadra c’era un certo Kempes eroe di Argentina ’78 (5-4 ai rigori con l’Arsenal), un altro campionato argentino nel ’81 con la sua vecchia maglia da calciatore del River Plate ed infine una Supercoppa di Spagna con il suo amore, il Real Madrid, battendo 1-0 e 4-1 il Barcellona di Cruijff che di lì in breve sarebbe diventato campione d’europa. Una vita spesa per il calcio, una vita per il pubblico, per il campo. E per il suo Bernabeu.
Atteniamoci però alle parole del sacro Pelè: “Tutti parlano di me e Maradona. Per me il più forte di tutti è stato Di Stefano”.
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