La Cina nel 2016: vagonate di soldi e zero risultati sportivi

La Cina ha mostrato di avere il portafogli gonfio, ma non ha i muscoli. La campagna sportiva del 2016, a livello di nazionale che di club è stata totalmente fallimentare e ha avuto il suo epilogo internazionale in questi ultimi giorni, nei quarti di finale della AFC Champions League, dove lo Shanghai Sipg è stato umiliato dal Jeonbuk Hyunday e lo Shandong ha perso l’ennesimo confronto con il Seoul.

ESPANSIONE IN EUROPA E CALCIOMERCATO

Nel 2016 è cresciuto notevolmente l’interesse mediatico attorno al sistema calcistico cinese, per le molteplici acquisizioni dei club, dai più chiacchierati Inter e Milan, passando per il più piccolo OGC Nice, per giungere all’espansione in Inghilterra, nelle serie inferiori spagnole, fino a toccare l’Australia con i Newcastle Jets. Il carrello della spesa non si ferma, dato che la Cina, nella sua politica di soft power ha fatto suo il mercato televisivo, prima con Infront, nel 2015, con la Dalian Wanda di Wang Jianlin (proprietaria del 20% dell’Atletico Madrid e sponsor della FIFA) e successivamente con la maggioranza delle quote di MP&Silva, rilevate dal broadcaster emergente, Baofeng. L’investimento totale delle aziende cinesi nel settore calcistico ammonta a 4 miliardi di dollari e rientra nella strategia di differenziare il proprio business e di aprirsi nuovi scenari di mercato attraverso lo sport, o di espanderlo

Il primo grande acuto della Cina è avvenuto con il calciomercato dello sorso febbraio, dove i club della Chinese Super League hanno speso oltre 300 milioni di euro, portando nella Terra di Mezzo grandi nomi come Alex Teixeira e Ramires (Jiangsu Suning), Jackson Martinez (Guangzhou Evrgrande), Gervinho e Lavezzi (Hebei Fortune), Yilmaz (Beijing Guoan), Guarin (Shanghai Shenhua), il che conferma il trend dell’estate precedente che aveva visto i club della CSL spostare il proprio target dal Sud America all’Europa, con alcuni nomi ad effetto come Paulinho e Demba Ba. Anche la sessione di mercato estiva conclusa a luglio non è stata da meno: il mercato di riparazione ha visto spendere oltre 100 milioni di euro, con lo Shanghai Sipg che l’ha fatta da padrone con il costosissimo arrivo di Hulk, mentre lo Shandong Luneng si è aggiudicato le prestazioni di Pellè.

EVERGRANDE E SUNING SUBITO FUORI

Tantissimi rinforzi, con l’obiettivo di poter dominare la competizione continentale, la AFC Champion League, e confermarsi come leader d’Asia dopo il secondo trionfo del Guangzhou Evergrande lo scorso anno, ma la campagna del 2016 si è rivelata essere un fiasco, mettendo in evidenza che i soldi spesi, hanno certamente posto la Cina al centro dell’attenzione mediatica, ma in fin dei conti son serviti solo a questo e ora rischiano di destabilizzare i conti dei club.

I campioni in carica del Guangzhou Evergrande sono clamorosamente usciti alla fase a gironi, vincendo solamente le ultime due partite. Si è rivelato fatale il doppio confronto, alla 3° e alla 4° giornata con i giapponesi dell’Urawa Red Diamonds, i quali hanno pareggiato 2-2 in Cina per poi prevalere fra le mura amiche. Un inizio di stagione profondamente contraddittorio per la banda di Scolari, che ha macinato una serie di 10 vittorie consecutive in campionato per soccombere in Champions, complice anche le pessime prestazioni di Jackson Martinez, il quale, prima di segnare un gol ne doveva sbagliare almeno tre. Il colombiano è stato pagato 42 milioni di euro e percepisce uno stipendio da 12.5 milioni, ed è stato un pessimo affare dato che è stato costretto ai box per mesi e ora che è nuovamente arruolabile, osserva i compagni dalla panchina dato che Alan e Goulart sono inamovibili. L’esclusione dal primo turno della Champions è un risultato inammissibile per la dirigenza del Guangzhou, che ha deciso di chiudere i rapporti con Scolari al termine di questa stagione, per richiamare Lippi sulla panchina.

Anche lo Jiangsu Suning è stata una grande delusione, la nuova squadra di Nanchino ha investito quasi 100 milioni di euro sul mercato, portando alla corte di Petrescu campioni affermati come Teixeira e Ramires, eppure i risultati in Champions sono stati imbarazzanti, soprattutto per colpa del gioco troppo conservativo dell’allenatore rumeno. Il Suning ha pareggiato per 0-0 alla prima del girone in Vietnam e nello scontro decisivo in Corea ha perso contro il Jeonbuk, vanificando investimenti milionari, per poi cambiare due allenatori, fino ad arrivare all’ex Seoul Choi Yong, che ha finalmente dato una vera identità di gioco alla propria squadra.

LE SPERANZE SHANDONG  E SIPG

Le uniche squadre cinesi ad aver proseguito il proprio cammino in Champions sono state Shandong e Shanghai Sipg, le quali si sono dovute arrendere di fronte l’evidente superiorità delle coreane.

Gli Orange Fighters hanno cambiato tanto nel corso della stagione, con l’esonero di Cuca dopo essere sprofondati all’ultimo posto in classifica in campionato e le cessioni in prestito dei brasiliani Aloisio e Tardelli, rimpiazzati da Papisse Cissè e Pellè, per una spesa complessiva da 25 milioni di euro. Felix Magath ha rivitalizzato la squadra, ma non è riuscito a colmare il gap con il Seoul, che già nella fase a gironi aveva surclassato lo Shandong trionfando addirittura 4-1 in Cina.

L’inutilità di certi investimenti si è vista soprattutto nel confronto fra Shanghai Sipg e Jeonbuk, con i coreani che hanno surclassato le Metal Eagles di Eriksson per 5-0. Il club cinese si era rinforzato in estate con l’arrivo di Hulk per 55 milioni di euro (e 18 di ingaggio), ma il brasiliano in Champions, ha perso il confronto con il connazionale Leonardo, che ha siglato 2 gol, causato un autogol e servito un assist. A livello monetario l’investimento per il giocatore è stato irrisorio, a differenza di Hulk che si è infranto contro la difesa coreana.

A HUGE WASTE OF MONEY

Si potevano spendere meglio quei soldi? A che pro svuotare il proprio portafogli se al momento non sussiste alcuna strategia di espansione del brand Sipg in Europa?
Lo Shanghai Sipg era nato come una squadra virtuosa, che è partito dalle academy di Xu Genbao per guadagnarsi la promozione nella massima serie grazie allo sviluppo del talento locale, ma da quando lo Shanghai International Port Group ha preso le redini della squadra, abbiamo assistito a grandi sprechi. Hulk si potrà anche rivelare l’uomo dello scudetto il prossimo anno, chissà, resta il fatto che l’arrivo del brasiliano, per il limite degli stranieri posto alla regola del “4+1” (4 stranieri più uno asiatico) ha obbligato la dirigenza a cedere Asamoah Gyan. Il ghanese era approdato nell’estate del 2015 per 9 milioni di euro dall’Al Ain, con un ingaggio da 12 milioni. Soldi buttati dato che ora Gyan è tornato in prestito negli Emirati, senza aver mai inciso nella sua avventura cinese.

Lo stesso Guangzhou Evergrande ha notevoli problemi economici, le Tigri del Canton hanno il fatturato più elevato d’Asia, che si attesta sui 50 milioni (nel 2015), paragonabile a quello dell’Hellas Verona, ma al contempo ha fatto registrare un rosso in bilancio da 130 milioni di euro nella scorsa stagione.

Il quesito che ci si pone è il seguente: la riforma calcistica, se non pone un limite alle spese, per quanto si può andare avanti prima che qualche squadra storica collassi?

LA SOLITA NAZIONALE

Dopo la disastrosa gestione di Perrin, culminata con due pareggi a reti bianche con Hong Kong, il cammino della Cina verso Russia 2018 sembrava essere già compromesso al secondo turno. La Federazione all’inizio del 2016 ha deciso di cambiare in corsa richiamando sulla panchina Gao Hongbo, il quale è riuscito a compiere il miracolo di portare la Cina al terzo turno, grazie ai risultati conseguiti sul campo (4-0 alle Maldive e 2-0 al Qatar) e alle fortunate combinazioni negli altri gironi, su tutte la vittoria delle Filippine in rimonta contro la Nord Corea.

Sembrava la rinascita della Cina, ma è stata solo un illusione. Dopo la convincente vittoria nell’amichevole estiva contro Trinidad&Tobago, con lo spumeggiante debutto con doppietta per Yuning Zhang, Gao è regredito a tattiche conservatrici e improbabili difese a tre uomini che non hanno portato a nulla di buono.

La Cina vista al terzo turno delle qualificazioni è stata surclassata dalla Corea del Sud (3-2 a Seoul, ancora loro), e un pareggio a reti bianche con l’Iran, quasi imbarazzante dato che gli uomini di Gao hanno tirato una sola volta verso la porta avversaria.

RIPARTIRE DAI GIOVANI

Sarebbe meglio dire dai bambini. Resettare tutto quanto, introdurre il calcio in 20.000 scuole primarie e medie come dice la riforma. Costruire spazi nei quali i bambini possano uscire al pomeriggio e giocare, incentivare l’attività sportiva e fare in modo che non si abbandoni tutto quanto per gli immensi carichi di studio alle superiori.

Dico di ripartire dai bambini, per il semplice fatto che le nazionali giovanili sono senza speranza: in questo 2016 l’U23 nell’Asian Cup di categoria hanno perso tutte e tre le partite del girone, mentre l’U16 non si è nemmeno qualificata alla manifestazione che partirà domani. Resta da vedere cosa farà l’U19, male speranze sono ben poche.

Un monito personale rivolto ai club: al posto di spendere 50 e passa milioni di euro per un giocatore, investi teli in infrastrutture e politiche giovanili, per valorizzare il talento che altrimenti si perderebbe. Investite sul futuro, non sull’immagine.

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About Nicholas Gineprini 544 Articoli
Sono nato a Urbino il 2 maggio 1991. Nel luglio 2015 ho conseguito la laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche. Mi occupo di giornalismo sportivo con un'attenzione particolare al lato economico e allo sviluppo del calcio in Cina, che approfondisco nel mio Blog Calcio Cina. Nel febbraio 2016 ho pubblicato il mio primo libro: IL SOGNO CINESE, STORIA ED ECONOMIA DEL CALCIO IN CINA, il primo volume, perlomeno in Europa a trattare questo argomento. Scrivo anche di saggistica (sovversiva) per kultural.eu

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