FootLab – Il Soccer a New York

“A New York si ha l’impressione che le cose avvengano più velocemente che altrove”.
Così sentenzia un maestro del giallo come Lawrence Block. A New York, ogni ambito e ogni ambiente è soggetto ad una repentina scossa che lo travolge e solo se si è in grado di reggere l’urto si può cominciare a sognare.
New York è una città immensa, in grado di donare innumerevoli spunti per sconfinate tematiche, ma uno degli ambienti nel quale, probabilmente, meno ci aspetteremo di ritrovare la vera anima di New York è il calcio: già, il calcio, nella Grande Mela, sta viaggiando pari passo con il soccer made in USA, quello sempre più competitivo, seguito e organizzato.

“MONEY KILLED THE METROSTARS”
Oggi, quando grossolanamente parliamo del calcio a New York, facilmente tenderemo ad associarlo ai New York Red Bulls e ai New York City FC, squadra con poco più di tre anni di vita. Le due squadre, entrambi appartenenti alla Major League Soccer (in cima alla piramide del calcio statunitense), hanno sfruttato al meglio l’ondata mediatica che sta catapultando il soccer USA nel grande panorama calcistico mondiale, guadagnandosi, nel tempo, i diritti alle prestazioni di grandi calciatori europei quali David Villa, Frank Lampard, Andrea Pirlo, Thierry Henry e David Beckham.
Il New York City FC, squadra, come detto, nata nel luglio 2013, sta ormai da due stagioni affrontando le insidiose sfide della MLS. La squadra, fondata dalla holding “City Football Group”, già proprietaria del Manchester City e del Melbourne Victory FC, nella prima stagione ha mancato l’approdo alla post-season, mentre nella stagione in corso sta guidando il girone dell’est. Frutto e merito di questo discreto lavoro va al mister Patrick Vieira, già allenatore del Manchester City U21 la scorsa stagione. Il club dispone di un budget decisamente rassicurante, pur restando all’interno delle regole imposte dalla federazione calcistica statunitense, la quale impone un “salary cap” straordinario per poter accquistare i cosidetti “designated player“, ovvero sia quei calciatori ai quali viene offerto uno stipendo che andrebbe oltre il monte salario precedentemente stanzioato dal club in questione.
Con questa regola, soprannominata “the Beckham rule“, in quanto fu proprio “the spyce boy” uno dei pionieri del soccer USA nel nuovo millennio,  ha consentino alla squadra newyorkese di mettere sotto contratto intramontabili geni del calcio quali David Villa, Frank Lampard e Andrea Pirlo.
In tutto questo, a risentirne è sicuramente chi del calcio ama le sue storie più romantiche e meno legate al denaro. Il New York City FC è una squadra che dal nulla si è costruita una tifoseria, ha sfruttato il fatto che i New York Yankees, storica franchigia della MLB, detengano il 20% della società e che permettano agli “sky-blues” di giocare le partite casalinghe allo Yankee Stadium, al quale sono stati imposti alcuni limiti relativi alla capienza massima.
Il denaro ha quindi trapiantato nel massimo campionato a stelle e strisce una squadra dal potente patrimonio economico.

Lo striscione apparso dopo il derby del 21 maggio terminato 0-7 per i Red Bulls
La coreografia  apparsa dopo il derby del 21 maggio terminato 0-7 per i Red Bulls

Non molto diverso è il destino occorso ai New York Red Bulls, l’altra squadra della “Grande Mela” a partecipare alla MLS. La squadra, fondata nel 2006 è la seconda squadra acquistata dal colosso austriaco, che nel tempo ha allargato i suoi orizzonti alla Germania, al Ghana e al Brasile.
I NY Red Bulls sono, però, come i cugini del RB Salisburgo, nati sulle ceneri di un club: nel caso austriaco, alcuni tifosi non si sono ritrovati nelle nuove scelte societarie e hanno fondato un club a se stante con la vecchia denominazione, nel caso newyorkese, in parte per una cultura calcistica non così amalgamata come in Europa, in parte per una precedente storia altrettanto breve, nessuno si è opposto. I “roten bullen” statunitesti sono nati sulle ceneri dei New York MetroStars, franchigia nata nel 1996 e che nel tempo, ha assunto anche il nome di “New Yersey MetroStars”.
La squadra, che giocava le partite al Giants Stadium e presentava una divisa rosso-nera per le partite casalinghe, non ha mai raggiunto risultati strabilianti, pur annoverando, soprattutto tra gli allenatori, firme pregiate quali quelle di Eddie Firmani e Carlos Queiroz.
L’arrivo della Red Bull in concomitanza con l’apporodo, a Los Angeles, di David Beckham, ha  contribuito a gettare le basi per l’evoluzione esponenziale del calcio USA. I Red Bulls, però, non hanno mai vinto nulla.
Una finale nel 2009 e poco altro. Le maggiori soddisfazioni, per i supporters bianco-rossi, sono arrivati durante le amichevoli estive disputate contro le squadre europee in ritiro. Tra le altre, i Tori Rossi hanno battuto squadre come Chelsea, Benfica, Arsenal e Juventus.
La squadra, nel tempo, ha ingaggiato calciatori di fama mondiale e talento infinito come Thierry Henry, incapace, purtroppo, di riuscire a portare in New Yersey il trofeo di campione USA.

Il Logo dei New York/Yersey Metrostars, attivi fino al 2006
Il Logo dei New York/Yersey Metrostars, attivi fino al 2006

Le due attuali compagini newyorkesi in MLS dimostrano come non sempre i soldi corrispondano a vittorie immediate e, soprattutto, consolidano il trono dei New York Cosmos come squadra più titolata della NASL e di New York.

UP THE MO’S
I New York Cosmos sono, di gran lunga, la squadra più nota e vincente di New York. Lo sono perchè quando il soccer USA era un campionato pressochè dilettantistico, intorno alla metà degli anni 70′,  ingaggiò calciatori del calibro di Pelè, Giorgio Chinaglia e Franz Beckenbauer.
Nati dalla fusione di due club sul punto di fallire, i New York Generals e i New York SkyLine, “The Cosmos” nacquero nel 1968 e parteciparono all’appena nata North American Soccer League, l’attuale seconda associazione per prestigio dopo la Major League Soccer.
I bianco-verdi cominciarono a disputare le partite casalinghe presso lo Yankee Stadium, per poi spostarsi al “Hofstra Stadium”, al “Downing Stadium”, ma soprattutto durante gli anni di Pelè e compagni lo stadio di casa fu il “Giants Stadium”. Tra il 1972 e il 1982 arrivarono 5 titoli NASLI, ma nel 1984 la società fallì.
Un anno prima, infatti, il gruppo di comunicazione americano che gestiva il club fu fatto oggetto di “un’OPA” ostile da parte del magnate australiano Rupert Murdoch; nonostante il fallimento del tentativo, a seguito di ciò Warner iniziò a dismettere asset aziendali non strategici: tra di essi l’Atari (giochi per computer) e la Global Soccer, Inc., la sussidiaria che controllava i Cosmos.
Nel tentativo di salvare il club, una cordata guidata da Giorgio Chinaglia lo rilevò, ma mancavano i capitali per continuare a essere competitivi al livello che la permanenza nell’orbita Warner assicurava, e quindi iniziò la vendita dei giocatori migliori. L’ultima stagione della NASL, anch’essa sull’orlo della bancarotta per mancanza di incassi, terminò con i Cosmos fuori dalla zona play-off per la prima volta dopo otto anni. La NASL chiuse i battenti alla fine del 1984, i Cosmos poco meno di un anno dopo: la squadra, che già dalla stagione 1981-82 disputava anche il campionato indoor della NASL che si teneva durante il periodo invernale, affrontò il torneo indoor del 1984-85, ma abbandonò la competizione dopo 33 incontri per mancanza di pubblico. In tale competizione, i Cosmos erano giunti alla finale nella stagione 1983-84.
La storia, però,  non è finita. Un club dalla storia vincente e gloriosa come quella dei Cosmos non può certo finire in questo modo. Nel 2006 viene girato un documentario intitolato “Once In a Lifetime: The Extraordinary Story of the New York Cosmos”, una pellicola nel quale l’attore Matt Dillon intervista le leggende del club e ne ripercorre la storia. Pochi anni dopo arriverà la svolta.

La locandina del film, uscito nel 2006 e tratto dall'omonimo libro di Gavin Newsham
La locandina del film, uscito nel 2006 e tratto dall’omonimo libro di Gavin Newsham

Sfruttando lo sviluppo del calcio oltreoceano, nel 2009 il marchio venne riacquistato con la promessa di rilanciare il club e nel giro di pochi anni iscriverlo alla MLS. La cordata, guidata dall’ex vicepresidente del Tottenham Paul Kemsley, ripartì con una base solida, nominando Pelè come presidente onorario (carica che ricopre ancora oggi), Giorgio Chinaglia come ambasciatore del club in Europa e Eric Cantona come direttore tecnico.
Successivamente, entrarono in società l’attore Robert De Niro e l’ex campione del mondo Carlos Alberto e la squadra venne, nel 2013, iscrtta alla NASL, il campionato che dominò per un decennio qualche tempo fa.
Cantona nel 2014 venne licenziato in seguito ad una rissa, ma la squadra crebbe e ingaggiò giocatori che ancora oggi stanno facendo la fortuna dei “Mo’s”. Raul, Marcos Senna, sono solo due dei campioni arrivati di recente.
I Cosmos hanno nuovamente vinto il campionato nel 2013 e nel 2015 e ora stanno guidando il campionato appena iniziato.

Pelè saluta il proprio pubblico. Con la maglia dei Cosmos vincerà il titolo nel 1977
Pelè saluta il proprio pubblico. Con la maglia dei Cosmos vincerà il titolo NASL nel 1977

Piccola curiosità: nell’attuale edizione di U.S Open Cup, la coppa nazionale statunitense, ha visto i Cosmos imporsi per una rete a zero sui rivali cittadini del New York City: lo spessore storico, qualche volta, conta.

IL SOCCER MADE IN ITALY
La U.S Open Cup, la coppa che comprende tutti i livelli calcistici d’america e che, come la FA Cup inglese tutte le squadre disputano, ha visto, tra i suoi vincitori, numerose squadre di New York, che risulta essere la città più titolata.
Nessuna di queste squadre, però, oggi, partecipa a campionati professionistici.
La squadra della Grande Mela con più coppe nazionali è il New York Greek American, squadra fondata nel 1941 da immigrati greci. La società milita nella Cosmopolitan Soccer League, posizionata tra il quinto e il settimo posto della scala gerarchica del soccer USA ed è una società semi-professionistica.
A due titoli, però, spunta una squadra dalla denominazione nostrana: “Brooklyn Italians“.
La squadra, partecipante alla NSPL, la quarta lega per prestigio nella scala calcistica a stelle e strisce, è una società, anche in questo caso, semi-professionistica e ha vinto la US Open Cup nel 1979 e nel 1991.
La squadra, fondata da immigrati italiani e in parte irlandesi, ha assunto, durante la sua storia, diverse denominazioni, alcune davvero bizzarre.
Per esempio, divennero “Inter-Brooklyn Italians” durante gli anni ’50, mentre per la stagione 1963-64 utilizzarono il nome di “Boca Juniors”, proprio come gli Xeneises.
Gli settanta e ottanta videro la società scegliere il nome di “Palermo Football Club” e “Brooklyn Dodgers“.
Dopo la seconda vittoria in coppa nazionale, venne scelta la nomenclatura attuale.

L'attuale logo utilizzato dai Brooklyn Italians
L’attuale logo utilizzato dai Brooklyn Italians
L'undici titolare che nel 1979 vinse la US Open Cup
L’undici titolare che nel 1979 vinse la US Open Cup

Alla fine di questo viaggio attraverso le varie sfaccettature più insolite della New York calcistica, abbiamo visto come le due franchigie attualmente più ricche, note e seguite vivano nell’ombra di due club storici, uno di prepotente matrice italiana, in grado di dominare il soccer degli Stati Uniti.

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Studente universitario, vivo a Torino.Amante dello sport in generale, tifo per il Chelsea, ma coltivo una passione sfrenata per gli sport americani ed essendo follemente innamorato della città di Chicago banalmente tifo Blackhawks, Bears, Bulls e Cubs.Mi piace il tennis e la Pallacanestro Cantù.Cerco di dar seguito alle mie passioni senza smettere mai di sognare.

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