Davide contro Golia

Islanda

Là dove tutti erano pronti a ricordare l’ennesimo successo di una delle nazionali di punta all’europeo, la notte del 27/06/2016 si è rivelata essere la prova evidente che nel calcio, come nella vita, niente dev’essere dato per certo.
A dimostrarlo sono stati gli undici vichinghi provenienti dalla piccola e fredda isola dell’Islanda, che, con una prova di forza pressoché magistrale, hanno compiuto un’impresa titanica in quel di Nizza: il successo ottenuto contro l‘Inghilterra, ha permesso loro di proseguire l’europeo e continuare a sognare, accedendo ai quarti di finale.
Ciò che a primo impatto potrebbe risultare una barzelletta è la dimostrazione esemplare di come il Cuore e l’Amore per ciò che si fa, a volte, bastano per realizzare i propri sogni, nonostante le circostanze, l’inferiorità tecnica e la mancanza di esperienza che in campo internazionale spesso può risultare un fattore determinante.
Ebbene sì, lo spettacolo visto è stato quello di undici ragazzi, prima uomini che calciatori, che fin dal primo minuto hanno tentato di impostare la partita secondo il loro gioco, senza dar modo agli avverarsi di penetrare la rocciosa difesa della compagine nord europea.
Neppure dopo il rigore, giustamente decretato dall’arbitro, messo a segno da Wayne Rooney al 4º minuto del primo tempo i vichinghi si sono spaventati, i quali trainati dalla loro volontà d’animo e voglia di rivalsa hanno riequilibrato il risultato, appena due minuti dopo, con la sorprendente rete di Sigurdsson. Nonostante il pareggio fosse già sorprendente per gli uomini allenati da Lagerback, Sigthorsson è riuscito a penetrare la difesa britannica su un’insidiosa ripartenza degli islandesi e infilare il pallone alle spalle di un colpevolissimo Joe Hart.

Contro ogni pronostico e logica, quello che gli undici ragazzi del nord Europa hanno inscenato non è solo una vera e propria prova di forza ma la realizzazione di una favola calcistica, che li vede per la prima volta nella loro storia accedere ai quarti di una manifestazione internazionale.
Gli islandesi, che nel 2002 erano solo 131esimi nel ranking FIFA e si allenavano solo 4 mesi l’anno avendo a disposizioni solo 12 campi e un solo campo indoor, oggi, seppure continuano a non percepire grandi stipendi, registrano 159 campi outdoor e una notevole crescita, che tuttavia mai avrebbe dato modo di pensare che fossero capaci di realizzare un’impresa del genere.
Per giunta, contro chi il calcio vanta di averlo inventato, si ricorda che nel 1857 nasce il primo club di calcio della storia, lo Sheffield, proprio sul suolo inglese e per questo l’Inghilterra è sempre scesa in campo con un pizzico di presunzione come a rivendicarne le origini. Eppure la bruciante eliminazione ha costretto non solo il popolo britannico a fare mea culpa per aver sottovalutato gli avversari, ma ha anche portato alle dimissioni di Roy Hodgson, uno dei grandi colpevoli della disfatta.

Davide contro Golia.

In un mondo in cui ogni giorno la storia sembra scritta, e spazio per sognare non ce n’è, un inchino e un profuso applauso va a questi ragazzi e al loro allenatore, che hanno permesso di far sognare non solo i loro tifosi ma ogni sportivo che, consapevole di quanto sia raro poter realizzare imprese tali, ne riconosce il merito, seppure nel proprio cuore sia inciso il nome della sua nazionalità.
Insomma, il Leicester City pochi mesi fa, e l’Islanda ora, hanno mostrato al mondo intero che, soprattutto nel calcio, di certo non esiste nulla e che ogni singolo istante può cambiare la sfida.

Il viaggio però non termina qui, perché tra pochi giorni, questi undici vichinghi affronteranno i padroni di casa, la Francia, una delle favorite alla vittoria finale nonostante finora non sia riuscita a brillare quanto sperato da Deschamps. Un’altra battaglia attende l’Islanda che per proseguire il cammino dovrà tirar fuori l’ennesimo quid; dopo ieri, tutto è possibile e gli spettatori neutrali sapranno sicuramente da che lato schierarsi: se contro l’Inghilterra è stata fatta un’impresa, contro i transalpini si può scrivere la storia. A noi non resta che assistere, e nel frattempo onorare quanto accaduto ieri sera: gloria agli islandesi, che ci hanno mostrato il lato più puro di questo sport.

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