Una Juve italiana nell’Europa che conta: l’analisi tattica del match col Dortmund

La Juve vista allo Stadium è diversa, maturata e forgiata dalla filosofia essenziale di Massimiliano Allegri. Al cospetto del Borussia Dortmund il possesso palla è stato inferiore, il numero di passaggi utili è stato sensibilmente inferiore. I tiri nello specchio della porta sono stati gli stessi, tre, solo che quelli della Juventus sono stati più pericolosi. Per Buffon è stata ordinaria amministrazione o quasi. La difesa si è dimostrata molto più solida di quella del Dortmund fatta eccezione per la sanguinosa disavventura di Giorgio Chiellini che ha offerto su un piatto d’oro più che d’argento la possibilità del pareggio a Reus, che infatti non si è lasciato sfuggire.

Analizzando più nel particolare la partita si è vista una Juventus con il baricentro basso, interpretazione confermata dal grande numero di passaggi utili in meno effettuati. I mediani del Borussia Gundoghan e Sahin hanno giocato 15 metri più avanti che due normali mediani nel 4-2-3-1 visto ieri. Questa condizione ha offerto la possibilità di rapide ripartenze mostrando una Juve con un gioco all’italiana. I contropiedi favoriti dalla grande velocità e forza fisica di un Morata molto maturato sono stati micidiali. La sua giovane età, solo 22 anni, gli offre grandi prospettive.

L’attaccante spagnolo dialoga molto bene con i centrocampisti e lì davanti apre voragini per Tevez, che infatti ha segnato grazie ad una sua giocata. Tevez è stato il solito leader, Vidal invece no, purtroppo. Questo sembra essere un anno ombroso per lui. Non è facile per un centrocampista offensivo giocare in una squadra che mantiene il baricentro basso come è successo ieri. Il suo rendimento è cresciuto dopo l’infortunio di Pirlo: Marchisio è stato spostato in posizione centrale e Vidal al posto del “principino”, nel suo ruolo naturale di mezz’ala; e il giovane Pereyra, entrato al posto dell’infortunato, riusciva ad interpretare meglio il ruolo di mezza punta. Tuttavia il guerriero cileno non è il tipo da arrendersi, anzi…

Italo Profice

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