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Speciale Dortmund, parte 2: dal rischio fallimento al primo dividendo

Due trofei, una squadra ricevuta con 3 minuti di applausi, il 98,3% dei 1.296 delegati in rappresentanza degli azionisti che vota sì a un innalzamento minimo della percentuale del dividendo, passata «solo» dal 6 all’8% dell’attivo di bilancio, in un’annata che ha cambiato tutti i primati in quanto a vittorie ma soprattutto a soldi. I boss del Borussia Dortmund erano commossi all’assemblea generale dei soci, in novembre. Sul palco c’erano i giocatori, il piattone dello scudetto e la Coppa di Germania, per la prima doppietta in 103 anni di storia; in platea il pubblico che riempie sempre gli 80.645 posti dello stadio (100% sulla capacità) e che rinunciava a intascare qualche euro in più, al primo dividendo distribuito, 12 anni dopo l’entrata in Borsa. «Questo è il Borussia: nessuno è come noi in Germania e nel mondo», ha gridato l’amministratore delegato Hans-Joachim Watzke, l’uomo che ha sistemato i conti. È in carica dal 2005: aveva trovato 125 milioni di debiti, la ristrutturazione dello stadio da pagare, il valore delle azioni sceso dagli 11 euro del collocamento a meno di 80 centesimi. E una squadra che rischiava la retrocessione. Eppure nel 2002 il Borussia aveva vinto il titolo tedesco e perso la finale Uefa col Feyenoord: élite europea. Poi il tracollo sportivo, e di conseguenza quello finanziario, favorito da alcune operazioni spericolate, tipo comprare l’hotel dove la squadra andava in ritiro. Nel 2003-04 i gialloneri di Sammer mancano l’ingresso nella fase a gironi della Champions, perdendo ai rigori col Bruges e lasciando sul campo almeno 30 milioni sicuri. Inoltre lo stadio, dal 1992 di proprietà del club, deve essere finito per il Mondiale 2006 (costo 130 milioni). Si sfiora l’insolvenza e il ritiro della licenza per la Bundesliga. Il presidente Niebaum e il manager Meier hanno sì portato la Champions ’97 e l’Intercontinentale ’98 (con Scala in panchina) ma hanno poi buttato denaro in contratti pesanti di giocatori che non hanno reso (Bobic, Ikpeba): se ne devono andare. Arrivano Watzke e come manager una bandiera, da giocatore, Michael Zorc. Via quelli strapagati, via l’hotel, tre aumenti di capitale, richiesta di prestiti a sponsor e club amici: anche il Bayern partecipa e Hoeness, oggi nemico giurato, acquista delle azione pensando di fare beneficenza. Il nome dello stadio viene venduto a un’assicurazione (5 milioni l’anno), il grande popolo del Borussia compra biglietti e ogni tipo di feticcio da merchandising ufficiale. L’immenso amore di una città trasforma in oro ogni vittoria e dopo due scudetti e una coppa, Watzke ha annunciato il miglior bilancio della storia: 215 milioni di giro d’affari (+42%), 34,1 di attivo, il primo dividendo, debiti a 47 milioni per il mutuo dello stadio (fino al 2022). Azioni a 2,71 euro. Ecco il Borussia rinato.

Fonte: Extratime, Gazzetta dello Sport

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