Entonjo Elezaj intervistato da TCE: “Il mio prossimo obiettivo sono gli Europei Under 21”

Entonjo Elezaj, il portiere in forza al Perugia, in esclusiva per TuttoCalcioEstero.it ci svela qualche segreto e le soddisfazioni che si è tolto in passato.
Nato il 14 luglio del 1996, ora è un colosso di 195 cm il cui peso forma attualmente è di 88 kg. Torinese di nascita, ha entrambi i genitori albanesi, motivo per cui la nazionale rossa lo ha già da tempo selezionato tra le sue fila.
Quando iniziò a giocare a calcio, all’età di circa 6 anni, ancora non si sapeva che avrebbe avuto delle caratteristiche fisiche così eccelse per essere un portiere. Tuttavia la Juventus ci vide bene e lo accolse tra i suoi pulcini prelevandolo dal Torino. La sua formazione procede fino all’età di 16 anni, quando andò a difendere la porta della primavera del Lanciano.

Che ricordi hai di quel periodo?

Fu la mia prima esperienza fuori casa e ne conservo un ricordo molto positivo. Vincemmo contro squadre che ci consideravano inferiori. Ero giovanissimo, ebbi la possibilità di maturare come persona. Mi allenavo ogni giorno e avevo un buon rapporto con l’allenatore dei portieri.

Grazie alla sagacia del tuo procuratore Claudio Mossio, sempre in quell’anno, ottenesti un provino con il Manchester City di Roberto Macini. In quella squadra, ai tempi, militavano il terzino brasiliano Maicon e il portierone inglese Joe Hart.
Come hai vissuto quell’esperienza?

Fu una settimana intensa in cui mi allenai con loro. Negli allenamenti diedi tutto quello che avevo ed al termine loro avrebbero voluto trattenermi ma per problemi di passaporto ed anche per le esose richieste della Juventus non se ne fece nulla.

L’anno successivo sei andato alla Pro Vercelli, dove hai giocato l’ultimo anno del campionato Primavera.
Come consideri quell’anno nel tuo percorso di maturazione?

Lo considero fondamentale, dal momento che mi allenavo sempre in con la prima squadra che in quel periodo militava in serie B. Capii come funzionava il mondo del professionismo, completamente diverso rispetto alla realtà del campionato Primavera. L’intensità è molto più alta, il ritmo è più veloce e la qualità sale: nello specifico i tiri arrivano sempre forti e molto spesso angolati. E ovviamente la fatica è maggiore mentre la cattiveria agonistica è una costante.

Dopo l’esperienza alla Pro Vercelli arrivò l’esperienza maltese.
In forza allo Sliema Wanderes, la quadra maltese più titolata, muovi i primi passi in prima squadra. Purtroppo l’allenatore maltese non ti considera e tu vedi poco il campo. Al termine del girone d’andata arriva un allenatore italiano, Alfonso Greco, che incomincia a credere in te schierandoti titolare.
Qual è il ricordo più bello di quella stagione?

Sicuramente la finale di coppa maltese, quando in finale sconfiggemmo il Balzan ai rigori. Giocai tutta la partita: per 120 minuti non subii reti e riuscii a parare il rigore decisivo, regalando il trionfo a me e ai miei compagni. Anche il mio secondo, un 28enne maltese, mi riempì di complimenti. Fu una bella soddisfazione ottenuta davanti a 6 mila spettatori.

Qual è il livello del campionato maltese?

Lo valuto alla stregua di una Serie B italiana, in cui le squadre più forti ci possano competere onestamente. Malta in generale è come se fosse una seconda Italia, per clima e stile di vita. Ci sono moltissimi giocatori stranieri, tanti brasiliani, quasi tutti alla soglia dei 30 anni, ciò vuol dire senza troppe prospettive ma desiderosi di guadagnarsi da vivere senza dover soffrire troppo stress.

A quanto ammonta uno stipendio medio nella prima serie maltese?

Un giocatore esperto di livello medio-alto può guadagnare tranquillamente i suoi 100 mila euro annuali.

Il giocatore di quel campionato che più ti ha impressionato?

Effiong, un attaccante nigeriano naturalizzato maltese, che ad un certo punto stava per essere acquistato dal Livorno in serie B. Vanta più di cento presenze con la nazionale maltese.

Perché hai scelto di andare a Malta?

Il mio procuratore sapeva che avevo bisogno di fare esperienza per crescere moralmente e professionalmente. Malta era il campionato perfetto, un campionato in cui non ci sono pressioni eccessive.

Il calcio a Malta che importanza ha?

Il campionato è formato da 12 squadre che giocano durante tutto il fine settimana a partire da venerdì. In tutta l’isola ci sono tre stadi, di cui uno, quello situato a Valletta, è quello della nazionale. Il pubblico viene in massa solo quando si tratta della nazionale.

A proposito di nazionale, con la tua che rapporto hai?

Ho sempre giocato con la nazionale albanese fin da quando feci i primi stage all’età di 15 anni. Successivamente partecipai alle qualificazioni per gli Europei Under 17 e Under 19, giocando sempre titolare. Spero di poter rientrare anche nella selezione per i prossimi europei Under 21 in programma a giugno. Sono albanese, la mia scelta l’ho fatta.

Chi è il tuo idolo?

In realtà è sempre meglio avere due idoli, per avere un’ispirazione più completa (accenna a un sorriso mentre ce lo confessa). I miei sono Gianluigi Buffon e Joe Hart. Con entrambi ho avuto la grande  fortuna di condividere qualche allenamento e posso confessare che è stato estremamente motivante.

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