Qualificazioni Mondiali, Sudamerica: Argentina brutta ma vincente, Neymar show e il Brasile espugna Montevideo

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Non si ferma il Brasile di Tite, ormai con la qualificazione per Russia 2018 in tasca: i verdeoro infilano la settima vittoria di fila nel girone sudamericano con un perentorio 4-1 al Centenario di Montevideo, dove l’Uruguay arrivava da un 16-1 complessivo e sei vittorie su sei nel gruppo. Protagonista assoluto, manco a dirlo, Neymar: l’asso del Barcellona ha impreziosito una prestazione di altissimo livello con un fantastico pallonetto, il gol del 3-1, che ha lasciato senza fiato il pubblico di casa. E’ stato il 51esimo centro in nazionale per l’ex Santos, a -4 da Romario e con gli obiettivi Ronaldo e Pelé già fissati.

L’Uruguay, privo di Suarez (squalificato) conserva il secondo posto ma è risucchiato nella lotta per la qualificazione diretta, viste le vittorie di misura di Argentina e Colombia contro Cile e Bolivia. Alla “celeste” non è bastato il vantaggio in apertura siglato da Cavani su rigore (ingenuo retropassaggio di Marcelo, il matador ha anticipato Alisson e si è procurato il penalty), presto Neymar ha preso il completo controllo della partita. Da un suo passaggio è scaturito il gol dell’1-1: bellissimo il destro di Paulinho dai 30 metri che si infila all’incrocio. Il centrocampista, pupillo di Tite, ha poi raddoppiato a inizio ripresa con un tap-in dopo la corta respinta di Silva sulla conclusione dal limite di Firmino. Il già citato 3-1 di Neymar ha chiuso i giochi, nel finale ancora Paulinho, di petto e su cross di Dani Alves, ha addirittura siglato la sua tripletta.

Il Brasile comanda a quota 30 punti (mancano cinque giornate) a +7 dall’Uruguay e a +8 dall’Argentina che balza al terzo posto grazie al risicato 1-0 ottenuto al Monumental contro il Cile, nelle cui fila mancava Arturo Vidal. Coi “fantastici quattro” (Messi, Higuain, Aguero e Di Maria) tutti in campo dall’inizio, l’undici di Bauza si è reso protagonista di una pessima prestazione. E’ singolare che la miglior batteria di attaccanti al mondo è riuscita fino ad oggi a produrre la miseria di 15 gol in 13 partite. A decidere l’incontro il rigore al quarto d’ora di Messi: penalty tra l’altro insesistente quello fischiato per un leggerissimo contatto tra Fuenzalida e Di Maria. Il Cile, che non ha mai espugnato lo stadio del River Plate, ha sprecato qualche buona occasione con Sanchez ma non è riuscito a concretizzare l’ultima mezz’ora di gioco in cui i padroni di casa hanno praticamente smesso di giocare, concedendo campo e possesso di palla ai campioni continentali.

A chiudere il poker delle provvisorie qualificate “dirette” è la Colombia, che deve attendere l’83’ per stendere la debole Bolivia. Tante le occasioni sprecate dalla “tricolor”, la sfortuna ha fatto la sua parte: si contano due traverse (una di Muriel, uscito poi infortunato alla mezz’ora di gioco, l’altra di Mina), e almeno altre 4 opportunità chiarissime (in alcuni casi provvidenziale il numero uno ospite, Lampe). Cuadrado, steso da Coimbra, ha conquistato il rigore sbagliato da James Rodriguez: la stella del Real Madrid è però riuscito a ribadire in rete sulla respinta del solito Lampe, un gol dal valore immenso. Così come sono tre punti d’oro quelli conquistati dal Paraguay, ad Asuncion contro l’Ecuador: Valdez (il difensore) apre di testa dopo l’errore in uscita di Dreer, poi è Junior Alonso ad approfittare di una nuova incertezza del portiere ospite e ad insaccare il 2-0. Il rigore di Caicedo rimette in partita la “tri” ma il punteggio non si muoverà dal 2-1. Ecuador e Cile sono così appaiate al quinto posto (quello che vale lo spareggio intercontinentale) con 20 punti, l’ “albirroja” si rimette in corsa salendo a quota 18. Perde contatto il Perù che sale a 15 grazie al punto conquistato in rimonta in casa del Venezuela, fanalino di coda: da 0-2 a 2-2, Guerrero firma di testa il gol del definitivo pareggio ma per gli uomini di Gareca è una mezza sconfitta. Tra cinque giorni la 14esima giornata: l’Argentina sarà di scena in Bolivia (senza Higuain, squalificato), riflettori puntati su Ecuador-Colombia, una sorta di spareggio.

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Sono Alfonso Alfano, 32 anni, della provincia di Salerno ma da anni vivo in Spagna, a Madrid. Appassionato di sport (calcio, tennis, basket e motori in particolare), di tecnologia, divoratore di libri, adoro scrivere e cimentarmi in nuove avventure. Conto su svariate e importanti esperienze sul Web.

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