Portogallo-Francia 1-0: Eder rovina la festa ai galletti d’oltralpe, lusitani Campioni d’Europa

La festa in Francia era pronta, il pullman scoperto già allestito, i tifosi bardati col tricolore e lo champagne da stappare. Ci ha pensato Eder, l’uomo che non t’aspetti, entrato dalla panchina, a distruggere tutti i piani dei transalpini. Troppo abituati a vincere in casa, troppo abituati a fidarsi ciecamente dei propri mezzi, autorizzati a sognare dall’infortunio (neanche troppo casuale) di Cristiano Ronaldo, i francesi si sono svegliati in un bagno di lacrime, scoprendo tutta l’inconsistenza di una squadra che ha giocato bene a sprazzi, ma ha soprattutto sfruttato un calendario favorevole ed il tifo di casa per approdare in finale.

Ronaldo dicevamo, si accascia al suolo dopo soli 6 minuti, vittima di un’entrataccia di Payet neanche sanzionata dall’arbitro. Destino simile a Ronaldoquello vero” (mantra dei nostalgici): il fenomeno del Real come il “Fenomeno” che fu anch’egli del Real, ma che nel ’98 giocava con la maglia dell’Inter. Luis Nazario de Lima disputò in Francia, a Saint-Denis, la finale dei mondiali contro i padroni di casa, ma sappiamo tutti in che condizioni andò in campo, vittima a quanto pare di un attacco epilettico alla vigilia, ma costretto ad andare in campo forse dagli sponsor, forse dagli organizzatori, ad ogni modo l’ombra di se stesso. La Francia, di nuovo, si trova a giocare una finale di un torneo internazionale organizzato in casa contro una nazionale che perde il suo giocatore più rappresentativo. Fernando Santos, a differenza di quel che accadde 18 anni fa, decide, però, di giocarla 11 contro 11 e, dopo 20 minuti di consulti, inserisce il mancato fenomeno QuaresmaCR7 esce in lacrime. Un grande campione, nato dal lavoro minuzioso sul suo fisico, viene abbandonato da quello stesso fisico nella partita più importante della sua vita. Strani casi del destino.

Il Portogallo è squadra vera, un collettivo inossidabile, coeso, con mille e una risorsa, la qualità dei singoli al servizio della tenuta di squadra. I centrocampisti, prendiamo ad esempio William Carvalho, sono sempre pronti a rientrare a dar man forte ad una difesa tanto arcigna, quanto facilmente perforabile se presa in velocità o abbandonata all’uno contro uno con gli attaccanti avversari. Pepe e Fonte sono due totem, micidiali nel gioco aereo e nell’anticipo, ma che soffrono gli scatti in profondità di giocatori veloci come Griezmann o Sissoko. I terzini, Cedric e Guerreiro, sono tra i migliori in campo, sempre attenti in difesa ed entrambi dotati di un piede (destro il primo, sinistro il secondo) delicato per i cross pericolosi, nonché per i calci piazzati. Basti pensare alla traversa del secondo supplementare colpita proprio dal futuro terzino sinistro del Borussia Dortmund. Renato Sanches, a 19 anni non ancora compiuti, soffre un po’ la pressione del grande evento e non emerge come elemento trascinante, come accaduto in altre gare di questo europeo, ed anche Adrien Silva paga un po’ lo scotto del grande match. Joao Mario invece si esalta ed è senz’altro tra i migliori in campo, peccato che per gran parte della gara il reparto offensivo della squadra di Fernando Santos è formato da Quaresma e Nani, due giocatori simili, che tengono molto il pallone, addormentando spesso le possibili ripartenze veloci, e che riescono pochissime volte a liberarsi al tiro. Tutt’altra musica dopo l’ingresso in campo di Eder. Con una punta forte fisicamente il Portogallo trova uno sfogo alla sua manovra e viene il dubbio su ciò che sarebbe potuto accadere con un suo ingresso anticipato.

La Francia gioca la gara della vita evidenziando tutti i pregi, ma anche tutti i difetti della rosa convocata da Deschamps e del modulo scelto per giocare questi europei. Di fatto Pogba viene sacrificato per avere maggiore fisicità a centrocampo, davanti alla difesa, senza essere minimamente sfruttato in fase offensiva. Dietro all’unica punta Giroud, questa sera brilla meno del solito Griezmann, ma fa una partita stratosferica Sissoko. Peccato per lui che il piede non è esattamente educato e le sue numerose percussioni si risolvono spesso in un tiro sbagliato o un passaggio impreciso. Matuidi non può crear gioco, troppo deficitario dal punto di vista tecnico, mentre Koscielny dietro conferma di essere l’anello debole della retroguardia non riuscendo a contenere Eder in occasione del gol. La Francia non è una squadra perfetta, ma i suoi tifosi fino a stasera erano convinti del contrario, illusi soprattutto da un cammino facilitato dal sorteggio e dagli incroci nella fase ad eliminazione diretta. Dopo un girone agevole (Romania, Albania e Svizzera), la Francia ha praticamente passeggiato contro Irlanda e Islanda, arrivando alla prima vera grande partita solamente in semifinale contro la Germania. Sfida durissima sì, ma contro una squadra che aveva vinto i quarti di finale solamente al nono rigore, dopo 120 minuti di battaglia contro l’Italia, andamento ben diverso dal 5-2 francese all’Islanda. In finale si è trovata di fronte un avversario durissimo, una squadra troppo tosta ed è bastato un dettaglio per perdere la coppa.

La coppa, il trofeo Henri Delaunay, infatti viene alzata dalle possenti braccia di Cristiano Ronaldo, tornato capitano dopo la fine della partita, sempre a sostegno della squadra durante i supplementari, al fianco del proprio allenatore a dare indicazioni ed incitare i compagni. La finale l’hanno vinta loro, è un fatto, ma lui c’era, c’è sempre stato e, nonostante una condizione fisica precaria per tutta la durata del torneo, ha anche deciso due gare fondamentali per la permanenza portoghese in Francia: il 3-3 contro l’Ungheria, ultima gara del girone, che stava per trasformarsi in una clamorosa debacle prima della sua doppietta, ed il successo in semifinale sul Galles, con suoi gol e assist. Cristiano Ronaldo fasciato, infortunato, solleva il trofeo, la Francia piange sconsolata una sconfitta che non aveva neanche lontanamente inserito tra tutti gli scenari possibili di questa ultima serata di Euro 2016, Eder firma il gol più importante della storia calcistica del suo Paese ed il Portogallo, campione d’Europa, entra nel ristretto club delle nazionali che hanno vinto almeno un torneo importante. Onore a Fernando Santos e a tutti i suoi ragazzi.

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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