Repubblica Ceca-Croazia 2-2: Modric conduce un’orchestra perfetta agli ott… anzi no!

Incredibile finale di match a Saint-Etienne, sia sugli spalti che in campo. Nella Francia semi-militarizzata della lotta al terrorismo ed agli hooligans c’è qualche bontempone croato che riesce ad entrare allo stadio con materiale esplosivo (fumogeni, petardi e quant’altro) e a riversare tutta la sua mania di protagonismo sul terreno di gioco, costringendo l’arbitro ad interrompere il match. Anche in campo succede quel che non ti aspetti, ma qui il discorso è meramente calcistico per fortuna. La Croazia di Ante Čačić è una delle squadre meglio attrezzate del torneo francese e non perde l’occasione per dimostrarlo in lungo ed in largo per tutto il primo tempo e buona parte della ripresa, salvo poi essere clamorosamente raggiunta nel recupero.

Modric e Badelj davanti alla difesa sorprendono più per la quantità che per la qualità. Non fraintendiamoci, sono due giocatori di enorme spessore tecnico, ma pochi si aspettavano da loro tutta la mole di lavoro svolta in fase di non possesso e quindi di pressing e recupero palla. L’accoppiata funziona e porta spesso la Croazia a recuperare il pallone in zone di campo avanzate e dunque più pericolose per l’immediata ripartenza. Ne è una riprova il gol del vantaggio firmato da Perisic proprio dopo il recupero e l’immediato passaggio in profondità di Badelj. L’orologio segna 38 minuti quando il risultato si sblocca, ma francamente lo 0 al fianco del nome della nazionale slava fremeva da un bel po’ per tramutarsi in 1. Troppo poco quanto fatto vedere nei primi 45 minuti dalla Repubblica Ceca, una squadra che non aveva fatto altro che chiudersi in difesa contro la Spagna resistendo per quasi 90 minuti, salvo capitolare allo scadere, e che oggi entra in campo per ripetere una prestazione fotocopia.

I croati sono anche più bravi degli spagnoli, perché creano molte occasioni da gol, trovano con facilità la punta Mandzukic, che svaria su tutto il fronte e dialoga costantemente coi trequartisti Rakitic, Brozovic e Perisic. Al contrario il centravanti ceco Lafata, al suo esordio da titolare al posto di Necid, non incide, anzi, è quasi un uomo in meno per i suoi, praticamente mai nel vivo del gioco, né tanto meno pericoloso dalle parti di Subasic. Quando al 60′ Brozovic raccoglie il regalo di Hubnik servendo Rakitic in area per il 2-0, i 3 punti sembrano in cassaforte e Modric coglie la palla al balzo per chiedere il cambio ed evitare che un piccolo problema muscolare possa diventare un infortunio peggiore. Con la Croazia dilagante e coach Vrba a provare il miracolo inserendo Skoda al posto di Lafata, ecco che all’improvviso Rosicky si ricorda di essere il giocatore che era e serve uno splendido assist d’esterno per il neo entrato che fa 1-2. Vuoi vedere che… niente, perché il monologo croato prosegue fino al famigerato lancio di fumogeni e petardi da parte dei soliti idioti al seguito delle partite di calcio, unico comun denominatore di qualsiasi tifoseria europea. Lo stop forzato riaccende gli animi sopiti dei cechi, che si riversano in avanti e trovano un incredibile rigore per un ingenuo fallo di mani di Vida al 93′. Necid trasforma dal dischetto e la partita si chiude con la Croazia a far barricate (dentro anche due difensori freschi) per evitare la clamorosa disfatta.

I media di mezza Europa erano già pronti a titolare sulla splendida squadra di Ante Čačić, sul palleggio delicato dei geniali Rakitic, Modric, Badelj, Brozovic, Perisic, sulla storia tormentata di Srna che inizia in lacrime durante l’inno dopo la morte in settimana del padre e finisce triturando la sua fascia e reclamando ogni volta il supporto del pubblico, su una difesa data come punto debole e che invece si dimostra più solida del previsto ed invece nulla di fatto. La Repubblica Ceca batte un colpo e si mantiene in corsa, la Croazia dovrà aspettare il match contro la Spagna per capire il suo futuro, sempre che in serata la Turchia non rimescoli nuovamente le carte in tavola.

Si sapeva che il gruppo D sarebbe stato il cosiddetto “girone di ferro“, ma dopo aver visto le squadre nella prima giornata il divario tra la coppia favorita, Spagna e Croazia, e le altre due era sembrato incolmabile. Buona squadra la Repubblica Ceca, ma finita nel girone sbagliato, si diceva. Adesso magari i discorsi si ribaltano, la seconda partita è sempre un banco di prova molto difficile, anche per le formazioni più accreditate. Gli stessi campioni del mondo della Germania pareggiarono due anni fa col Ghana ed hanno nuovamente impattato ieri con la Polonia. In più c’è una tendenza da sottolineare, tendenza che in Europa ha prevalso talvolta anche in passato. Quando la differenza di valori si assottiglia avere una difesa solida conta più del tasso tecnico di trequartisti e attaccanti. Se non è abbastanza chiaro guardando il successo dell’Irlanda del Nord o il pari dell’Islanda col Portogallo, basti guardare il cammino dell’Italia di Conte.

Facile immaginare che Vrba prepari un altro match in trincea contro la Turchia, la Croazia invece avrà la difficilissima gara con la Spagna. Partendo da quota 4 punti forse potrà considerare la qualificazione già in tasca, resta da vedere con quale posizione si presenterà agli ottavi, considerato che questo girone si incrocerà con quello dell’Italia, in particolare la seconda classificata giocherà contro la prima del girone E, che attualmente sarebbe proprio la nazionale azzurra.

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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