Germania-Polonia 0-0: il primo nogoal dell’Europeo è firmato Milik

Dopo Inghilterra-Galles, valevole per il Gruppo B ed andata in scena alle 15 a Lens, e Ucraina-Irlanda del Nord, il cui esito era motivo di interesse di tutte le contendenti del Gruppo C, è il turno del match serale: la Germania affronta la Polonia allo Stade de France di Parigi, sotto il pluripremiato fischietto dell’olandese Björn Kuipers.

La situazione alla vigilia della gara vede entrambe le squadre appaiate al primo posto a quota 3 punti, frutto delle vittorie ottenute nel corso della giornata precedente. Low sceglie un undici pressoché identico a quello che ha sconfitto per 2-0 l’Ucraina appena quattro giorni fa, sostituendo il solo Mustafi con Hummels e confermando in toto i restanti dieci. Fiducia, dunque, a Neuer, Howedes, Boateng ed Hector sulla linea difensiva, Kroos e Khedira a farne da schermo e al trio MullerOzilDraxler pochi metri dietro al falso (falsissimo) nueve Mario Gotze.

Anche Nawałka, soddisfatto della gara d’esordio dei suoi, si affida in linea di massima alla continuità: spazio a Fabianski tra i pali al posto di Sczesczny e retroguardia formata da Piszczek, Glik, Pazdan e Jedrzejczyk, con Krychowiak e Maczynski a fronteggiare i centrocampisti tedeschi e il duo Blaszczykowski/Grosicki sugli esterni. Davanti, intercambiabili l’un l’altro, Lewandowski e Milik.

Già dalle prime battute di gioco la gara si assesta su ritmi molto elevati, e le due compagini si affrontano – letteralmente – senza esclusione di colpi. A tal proposito, uno scenario che si ripete spesso durante il primo quarto d’ora consiste nel recupero (sradicamento sarebbe forse il termine più adatto) della sfera da parte di un attaccante (Muller da una parte e Lewandowski dall’altra sembrano i più ispirati in questo fondamentale) dai piedi di un difensore in copertura.

Khedira interviene in maniera fallosa su Arkadiusz Milik: siamo al 2′ minuto di gioco, e il centrocampista tedesco ha già rimediato il cartellino giallo.

La Germania è padrona del gioco e preme costantemente sulle fasce, ma giunta ai 25 metri fatica a verticalizzare con la corretta precisione. La Polonia, dal canto suo, si chiude ed aspetta che si apra il varco giusto. Quando si intravede un potenziale spazio, Milik, Grosicki e Lewandowski vi si fiondano all’istante. Meno propositivo Blaszczykowski, che appare ragionevolmente più dedito alla fase di copertura. L’esterno polacco, per quanto raramente si faccia notare, svolge un lavoro sporco incredibilmente efficace, e molto spesso i contropiedi della Polonia nascono proprio dai suoi tackle.

Dopo oltre venticinque minuti di predominio tedesco (contornato da alcune fiammate biancorosse), gli uomini di Nawałka cominciano a proporsi in avanti con più convinzione e soprattutto con più costanza, mandando spesso e volentieri in apnea i tedeschi. Si tratta, però, di una frazione di gara che non dura oltre cinque minuti: il forcing polacco va lentamente esauriendosi. Una volta riassestati, infatti, gli uomini di Low si rigettano in avanti costringendo gli avversari a difendersi quasi sempre con dieci uomini dietro la linea della palla, con uno tra Milik e Lewandoski a caccia di sventagliate più o meno casuali provenienti dalle retrovie. Ciò che si mantiene costante per tutto il prosieguo del primo tempo è un’atmosfera fredda di continui duelli, che – ed è bene specificarlo – raramente usano sfociare in antisportività.

Al 45′ l’indice di pericolosità è poco più che radente allo zero da entrambe le parti: nessuno spaventa, nessuno viene spaventato. Da registrarsi è il solo palo colpito da Mario Gotze a gioco fermo a metà primo tempo e il tiro al volo di Khedira terminato diversi metri fuori dallo specchio della porta. La Polonia è ben messa in campo, e il lavoro di squadra paga in termini di risultato: la Germania, pur avendo dalla sua un netto predominio territoriale, non riesce a trovare gli sbocchi per far male agli avversari, e finisce con il ruotare attorno all’area polacca in modo quasi disinteressato. Sono soprattutto Ozil e Gotze a faticare, mentre Kroos e la difesa viaggiano su un 7 di media complessivo che funge da demoralizzante nei confronti del povero Lewandowski, così impotente di fronte a Boateng ed Hummels da non sembrare vero.

Mesut Ozil si esibisce in uno slalom dei suoi, danzando tra Krychowiak e Maczinsky, i due mediani di Nawałka.

Come se non bastasse, dopo venti secondi dall’inizio del secondo tempo Milik si divora un gol già fatto: cross di Grosicki dalla destra e colpo “di naso” del polacco (lasciato libero una tantum da Hummels), con la palla che termina fuori. Allo squillo della Polonia risponde Gotze dopo appena un minuto, liberando un destro da dentro l’area facilmente disinnescato da Fabianski.

Un’altra scenetta a dir poco interessante si verifica al 58′, quando la Polonia può usufruire di una punizione interessante intorno al vertice sinistro dell’area, ma leggermente spostata verso il centro. Neuer guarda di sbieco Lewandoswki, apparentemente intenzionato a calciare, ma il 9 di Nawałka opta improvvisamente per l’appoggio al mancino di Milik, che tocca l’esterno della rete facendo sussultare (e non poco) lo stesso Neuer. Nell’azione successiva Boateng si esibisce in un recupero sontuoso a scapito di Lewandowski, lanciato a rete ma con scarsa convinzione. Mostruosi i centrali tedeschi, ma troppo timido il Capitano polacco. Quantomeno per gli standard cui siamo abituati.

Con il risultato che non si sblocca ed una partita ampiamente indirizzata verso lo 0-0 finale, il sergente Low mette mano alla cintura delle munizioni e prova a sostituire quelle difettose: dentro Schurrle e Gomez per Gotze e Draxler. Il modo di attaccare della Germania muta naturalmente nel giro di pochi minuti, ma sulla trequarti Ozil finisce con il pestarsi piedi un po’ con chiunque e tutta la batteria di attaccanti perde di efficacia. Allo stesso tempo Gomez tocca sì e no mezzo pallone, suscitando più di qualche dubbio sulle ragioni che hanno spinto Low a gettarlo nella mischia. Ne approfitta (o almeno ci prova, anche se soltanto a tratti) la Polonia, non sufficientemente convinta dei propri mezzi per poter impensierire concretamente Neuer.

Robert Lewandowski e Toni Kroos, protagonisti di uno dei tanti scontri di gioco della gara.

Ne è la dimostrazione più lampante, ancora una volta, Arkadiusz Milik. Al 69′ Grosicki mette in mezzo dalla sinistra per l’attaccante dell’Ajax, che crolla a terra come un birillo dopo aver mancato clamorosamente l’impatto con la sfera facendo sorridere tutti i non-polacchi. Come se non bastasse, dopo il secondo errore colossale il 22enne si demoralizza e smette di portare pressione alla manovra avversaria: se ne accorge Lewandoswki, che gliene dice di tutti i colori salvo ottenere in risposta il silenzio più falsamente accondiscendente della storia dei silenzi falsamente accondiscendenti. Come avvenuto dieci minuti prima, poi, la Germania rincula in modo semi-automatico e va vicina al vantaggio con il mancino di Ozil, ma Fabianski è attento e respinge.

Da qui in avanti i tedeschi tentano il tutto per tutto, e cominciano ad affidarsi alle conclusioni dalla lunga distanza (in particolare con Kroos) senza trovare tuttavia la via del gol. Ci provano, una volta a testa, anche Muller e Schurrle, ma invano. L’assedio finale non serve ai tedeschi, che sono costretti a cedere un punto alla Polonia nel primo 0-0 dell’intero Europeo. Punto che, con il senno di poi, issa gli uomini di Nawałka al secondo posto nel Gruppo C, dietro alla Germania soltanto per la differenza reti e ad un passo dallo strappare il biglietto per la fase finale.

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About Simone Torricini 12 Articoli
Firenze, 1998. Studente liceale, fa parte della redazione di VIOLANEWS. Segue la scia della sfera dalla scrivania, ma non solo.

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