Chi è Pablo Íñiguez, il figliol prodigo del Villarreal

Pablo Iniguez Spagna u21

Pablo Íñiguez è figlio di un ex-cestista basco e il nipote di Trini Roig, la sorella del presidente del Villarreal, nonché zia dell’attuale ad, Fernando Roig Negueroles. Ma soprattutto è una promessa non ancora mantenuta, il grande salto di qualità, proprio come per il compagno di venture Moi Gómez, non sembra voler arrivare. Una rapida ascesa attraverso le varie categorie giovanili che lo ha portato fino all’under-21 e poi una pubalgia che gli ha fatto perdere la bussola. Adesso, a ventun anni, Pablo Íñiguez è stato richiamato alla base come quinto centrale per sopperire all’assenza di Musacchio, ma soprattutto per trascinare il Villarreal B a un’agognata promozione in Segunda División A che permetterebbe un nuovo rilancio del settore giovanile villarrealense.

Nella sua evoluzione di calciatore è passato per molti allenatori che lo hanno saputo affinare, dalla coppia JuanluAlex Pallares, la cui traiettoria professionale li ha condotti in Qatar, a Raúl Herrera, attuale coordinatore della cantera amarilla, da Francisco Palomares, con cui raggiunse la semifinale di Nike Cup pur giocando contro avversari di un anno più grande, a Juanvi Peinado che che lo chiamò nel Juvenil facendogli saltare due categorie. Sotto la sua guida il Villarreal Juvenil vinse la División de Honor, ovvero il raggruppamento regionale di categoria, davanti al Valencia vice-campione di Spagna. Grazie a quella brillante stagione Pablo Íñiguez nell’estate del 2011 fa il grande salto nel calcio professionistico: a soli diciassette anni entra nel Villarreal C in Tercera, e sarà una stagione indimenticabile per lui. Qui trova Julio Velázquez, il tecnico che gli cambierà per sempre la carriera: dopo anni da mediano lo reinventa difensore centrale.

La prima chiamata importante arriva sabato 19 novembre 2011. Pablo si sta cambiando per iniziare l’allenamento, quando un suo compagno si catapulta nello spogliatoio per intimargli di rivestirsi: Juan Carlos Garrido, tecnico della prima squadra, lo ha convocato per l’anticipo di Liga contro il Betis, perciò deve raggiungere i giocatori in un hotel di Castellón de la Plana. Improvvisamente, e senza neanche passare per il Villarreal B, si ritrova a condividere lo spogliatoio con i suoi idoli Marcos Senna e Giuseppe Rossi. E il sogno continua ancora per qualche giorno perché al termine della gara di domenica contro il Borriol, Julio Velázquez lo prende da una parte e gli comunica di non presentarsi all’allenamento di martedì: deve partire per la trasferta di Champions League a Monaco di Baviera, Garrido è in emergenza e ha bisogno di lui contro il Bayern.

Ma la vera svolta avviene alla vigilia di Natale. Un paio di giorni prima Garrido è stato esonerato, il Villarreal è uscito vergognosamente dall’Europa e la zona retrocessione dista pochi punti. Si decide di puntare su José Francisco Molina, storico portiere dell’Atlético Madrid degli anni ’90 e tecnico della squadra B, che invece viene affidata a Julio Velázquez per una logica politica di promozioni interne. Il tecnico si porta in Segunda División alcuni dei suoi ragazzi più promettenti: tra questi c’è proprio Pablo Íñiguez. Il doppio salto di categoria viene gradualmente compensato, ma a fine stagione arriva una brutta notizia. Pablo e i suoi compagni sono di ritorno da Xerex de la Frontera dove hanno appena giocato, e appena l’aereo atterra a Valencia i primi compagni che accendono gli smartphone vengono a sapere che il Villarreal è retrocesso tra i cadetti e perciò anche il filial perderà la categoria automaticamente, nonostante abbia guadagnato sul campo una tranquilla salvezza. La società riparte così da Manolo Preciado, il tecnico dello Sporting Gijón che ha espugnato il Bernabéu interrompendo l’imbattibilità interna di José Mourinho in gare di campionato che durava da oltre nove anni. Ma l’anno nero del Submarino amarillo costringe il club a piangere un lutto ancora peggiore di quello sportivo: il 6 giugno, a poche ore dall’annuncio ufficiale del suo ingaggio, il cuore di Preciado smette di battere.

E gli scenari cambiano nuovamente. La dirigenza decide allora di promuovere ancora una volta Velázquez e con lui alcuni dei suoi ragazzi: Juan Carlos, Trigueros, Moi Gómez, Gerard Moreno e Pablo Íñiguez. Eppure il 2012 continua a serbare delusioni al Sottomarino, la squadra non gira e il girone di andata si chiude con il Villarreal fuori dalla zona play-off, a diciassette lunghezze dall’Elche capolista: serve una svolta. E la scelta ricade su Marcelino, che a metà gennaio viene nominato nuovo allenatore. Ma l’esordio non è dei migliori. Il nuovo tecnico debutta all’Alfredo Di Stéfano, impianto di Valdebebas che ospita tremila anime nonché tana del Castilla, le riserve del Real Madrid, una squadra che sta lottando per non retrocedere. Íñiguez scende in campo al fianco dell’ex-juventino Mellberg, ma i due passeranno una delle peggiori serate della loro carriera: finisce con una manita terrificante, e tra i terribili ragazzacci blancos vanno a segno Álvaro Morata, Chéryshev e Jesé. Tre perfetti sconosciuti che però grazie a un girone di ritorno stupefacente sfonderanno quota 50 reti.

Sono le ceneri da cui rinascerà l’armata dell’ammiraglio Marcelino, che con pazienza e scrupolosità riassemblerà i cocci di uno spogliatoio diviso in fazioni. Riesuma giocatori demotivati, cambia qualche pezzo nei ruoli importanti, ridà un’anima e un gioco a un Villarreal che scala posizioni su posizioni domenica dopo domenica. Alla penultima giornata c’è la trasferta contro il Barça B, il Villarreal sta lottando per la seconda piazza, che varrebbe la promozione diretta. Pablo è appena arrivato in albergo, quando il suo compagno di stanza Gerard Moreno, gli dice di andare a vedere alla finestra: uno sciame di centosessanta pullman gialli sta invadendo Barcellona, sono pieni di tifosi groguets, i diecimila che sono venuti ad appoggiare il Sottomarino per l’ultima trasferta della stagione. Finisce zero-tre e il Villarreal conquisterà la promozione all’ultima giornata quando batterà l’Almería nello scontro diretto, ma Pablo Íñiguez non ci sarà: assieme a Moi Gómez è partito per la Polonia per l’ultimo turno di qualificazione agli Europei under-19. I due canterani seguono la gara sul cellulare, la connessione va a scatti, ma alla fine arriva la conferma: il Villarreal ha vinto ed è tornato in Primera. Comunque non andrà benissimo l’Europeo, la Spagna si fermerà in semifinale contro la Francia di Rabiot.

É probabilmente questo il momento di svolta. Pablo viene confermato in prima squadra come quarto centrale, inizia a entrare nel giro dell’under-21, è il momento di esplodere, ma la stagione sarà deludente: giocherà solo tre partite, raccogliendo anche un’espulsione, e verrà retrocesso nel Villarreal B di Planagumà. Ma soprattutto a gennaio insorge un fastidio che non lo abbandonerà più: solo dopo mesi di inutili trattamenti gli vien diagnosticata la pubalgia dell’atleta, meglio conosciuta come ernia dello sportivo. Decide così di recarsi a Monaco dall’esperta del settore, la dottoressa Muschaweck, che lo opererà e gli permetterà di tornare sul rettangolo verde dopo più di sette mesi. Quando tutti i suoi compagni partono per le vacanze estive lui torna in campo per ritrovare la forma. E proprio grazie ai suoi sforzi arriva la chiamata del Girona di Pablo Machín in Segunda, che lo prende in prestito per un anno. Per la prima volta dopo dodici anni Pablo Íñiguez lascia Vila-real, ma in Catalogna ritrova subito facce note: Jorge PalatsíFlorian Lejeune e Gerard Bordas, altri tre ragazzi ben noti a Vila-real. Eppure le cose non migliorano granché. Una slogatura alla caviglia lo tiene lontano dai campi fino a ottobre e il suo impiego è alternato: a fine stagione saranno solo sedici le presenze, molte delle quali da subentrante. Sarà però titolare nella doppia semifinale dei play-off promozione che vedranno l’amaro epilogo della stagione del Girona: l’illusione dello zero-tre a Saragozza, e la cocente rimonta subita in casa per uno a quattro. Ora, di nuovo a casa, è il momento di dimostrare quello che vale.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia, e più in generale per il calcio, oltre ad altri mille interessi.

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