L’Intervista – Vincenzo Paliotto e il suo “Clàsicos”, derby e rivalità in America Latina

Un calcio viscerale, per certi versi lontano dal nostro, il Sudamerica è ricco di storie da raccontare ma molte purtroppo sconosciute al grande pubblico. Vincenzo Paliotto in “Clàsicos: Derby e Rivalità calcistiche in America Latina” ci porta in un mondo di santi e peccatori, guerre e maledizioni. Dalla politica alla letteratura, l’intervista che l’autore ha rilasciato a TuttoCalcioEstero.it ci offre un menù vario, fatto di sapori forti e inconsueti. Gustatevi l’antipasto.

Già dalla prefazione a cura di Massimo Grilli si respira un’atmosfera quasi cinematografica, una chiave stilistica che distingue questo volume. Perché questa scelta?
“Hai centrato perfettamente lo spirito del libro, lo stile è ispirato proprio dal calcio sudamericano e dal suo misticismo. Importanti inoltre le letture, varie e vaste, fatte circa il continente americano anche di autori non propriamente sportivi come Eduardo Galeano con i suoi bellissimi “Splendore e miseria del gioco del calcio” e “Le vene aperte dell’America Latina”, Ernesto ‘Che’ Guevara con “Latinoamerica” o i grandi racconti di Osvaldo Soriano. Azzardato forse avvicinarsi a scrittori di questo livello, con un po’ di presunzione in qualche pagina ci sono riuscito, in qualche altra un po’ meno (ride, ndr) ma l’intento era quello di dare una struttura quasi cinematografica, diversa dalla letteratura sportiva attuale”.

Non solo calcio, alcuni scontri escono dal rettangolo verde. Ovvio pensare al Cile…
“Una delle dittature più sanguinarie del mondo, quella di Pinochet, ha intaccato la struttura calcistica del paese un po’ come è avvenuto in alcune realtà dell’est europeo o nei paesi sotto dittature nazi-fasciste. Per intenderci, prima di Pinochet il calcio era quasi tutto a Santiago, poi il regime dal 1973 lo ha esportato anche nel nord del Cile. Pensiamo al Cobreloa, squadra inesistente fino al 1978 che riesce ad arrivare alla finale di Coppa Libertadores. Il regime è riuscito a snaturare il concetto calcistico, il Colo Colo viene visto come la squadra del regime, mentre la Universidad de Chile resta la squadra del popolo, Pinochet interviene addirittura sul suo statuto e sotto la sua dittatura retrocede per la prima e unica volta. In un famoso episodio citato da Sepulveda, al tramonto del regime tifosi di Universidad e Colo Colo si trovano a tifare insieme contro Pinochet”.

Storie di calcio, di politica, ma anche di uomini, giusto?
“A questo proposito voglio ricordare il cileno Carlos Caszely , colonna della Selección, di famiglia comunista e costretto ad emigrare all’estero per i soprusi”.

I lettori cosa possono trovare di unico nel calcio sudamericano rispetto ad altre realtà?
“Il rischio è quello di innamorarsi di qualcosa di lontano, il Sudamerica vive ancora della bellezza del gesto, meno tattica e meno programmazione, anche se le cose stanno cambiando, è conservato il bello del calcio e della competizione. Le stesse amichevoli sono gare infuocate, tanto che i gol sono conteggiati nelle statistiche ufficiali. Altro aspetto essenziale, nonostante le risorse economiche siano minori secondo me i migliori calciatori vengono tutti da lì: da Maradona a Messi, passando per Pelè e Zico, tanti ancora ne potremmo citare come i grandi uruguayani e i grandi cileni. Ragazzi, quasi tutti, provenienti da famiglie estremamente povere che poi hanno vissuto tra leggenda e cronaca”.

Il calcio moderno sta sbiadendo i colori dell’America Latina?
“Per quanto riguarda le maglie e la loro storicità, le cose sono rimaste quasi immutate. Ovviamente, sponsor tecnici e non stanno colonizzando questi campionati, guardando campionati come quelli argentini e brasiliani ci accorgiamo che le casacche sono più infarcite di sponsor rispetto a quelle europee. Nonostante tutto origini e tradizioni restano salde, non si arrivano a vedere cose orrende come la terza maglia del Napoli di quest’anno. Il Boca può cambiare sponsor, ma il gialloblù resta quello”.

Hai citato il Boca Juniors, impossibile non chiederti della leggendaria rivalità col River.
“Rimane il derby più importante del pianeta, siti specializzati mettono a questo livello solo Fenerbahce-Galatasaray. Tanti gli episodi di violenza, tra i quali la “tragedia de la puerta 12″ del 1969 con quasi un centinaio di tifosi morti e responsabilità mai chiarite da parte delle forze dell’ordine. Le notizie recenti non sono rassicuranti da questo punto di vista, la malavita ha in mano le curve ed è stata addirittura introdotta una forma di turismo calcistico con la possibilità di accedere alle curve solo passando attraverso i capi delle tifoserie, altrimenti è fortemente pericoloso. Business a tutti i livelli”.clasicos

Un’altra rivalità argentina da non perdere?
“Avellaneda, quella tra Racing e Independiente! Pur essendo l’Independiente nettamente più titolato, non a caso ha vinto la Coppa Libertadores sette volte e si tratta di un record imbattuto contro una dei cugini, la rivalità tra le tifoserie resta molto alta, forse addirittura i sostenitori del Racing sono più numerosi. C’è un episodio da raccontare: quando nel 1967 il Racing vinse l’Intercontinentale, un tifoso dell’Independiente andò a seppellire sette gatti neri dietro la curva blanquiceleste. Fu la più grande maledizione della storia del calcio perché poi il Racing da allora non vinse più niente o quasi, con tanto di due retrocessioni”.

Uruguay, una piccola nazione con tanta storia calcistica, come lo spieghi?
“Siamo di fronte a un’anomalia, per spiegarla da quelle parti si dice che se l’Inghilterra è la madre del calcio, l’Uruguay è suo padre. La rivalità tra Peñarol e Nacional è altissima, ma ci sono tante squadre di grande tradizione e rivalità di prim’ordine. Vorrei andare in trasferta con i tifosi del Rambla Juniors, squadra uruguayana dai colori sociali rossoverdi, il cui gruppo di tifosi principale si chiama la ‘La Banda Del Camión’ perché seguono tutte le trasferte a bordo di un camion. Un’esperienza bellissima per ogni tifoso di calcio”.

Per concludere, i lettori cosa possono trovare in questo libro?
“Scopriranno tante storie inedite di campioni e di club, è un libro genuino secondo me perché cerca di calarsi anche in realtà come Messico, Costarica, El Salvador e Honduras, solo per citarne alcune. E’ una buona occasione per appassionarsi a un calcio superiore a quello europeo, sicuramente per quanto riguarda l’aspetto emotivo. Chi vuole divertirsi e assaporare una fetta di vecchio calcio con questo libro trova la giusta strada”.

 

 

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About Paolo Bardelli 2030 Articoli
Nato ad Arezzo nei meravigliosi anni '80, si innamora prestissimo del calcio e non avendo piedi fini decide di scriverlo. Ha lavorato nella redazione del Guerin Sportivo e per tre anni cura la rubrica "Dalla A alla Z". Numerose collaborazioni nel corso degli anni con testate tra le quali tuttomercatoweb.com, ilsussidiario.net e il mensile Calcio 2000. Nel 2012 insieme ad Alfonso Alfano crea tuttocalcioestero.it. E ne è molto orgoglioso.

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