Tottenham-West Ham 0-3 – Spurs presi a martellate dagli Hammers: dopo quattordici anni, il West Ham espugna White Hart Lane

TOTTENHAM-WEST HAM 0-3 –  Spurs in serie positiva da tre turni e con una voglia pazzesca di restare agganciati alla primissime posizioni; Hammers, invece,  reduci da un filotto di cinque partite senza vittorie. La vigilia del sentitissimo Tottenham-West Ham, uno dei  derby londinesi più caldi, si presenta in questa maniera, con i favori del pronostico appannaggio dei padroni di casa. Moduli speculari per Allardyce e Villas Boas, anche se gli uomini messi in campo dal portoghese hanno una vocazione decisamente più offensiva rispetto a quelli scelti dal tecnico inglese, secondo qualche mass media addirittura a rischio esonero. Nel Tottenham, Defoe è preferito a Soldado, Sigurdsson viene preferito a Lamela, mentre la cerniera di centrocampo è composta da Paulinho e Dembele, con Eriksen nella posizione di trequartista; gli Hammers, perennemente privi di Carroll,  propongono Vaz Te come riferimento offensivo, supportato dal terzetto Diamè-Nolan- Downing.

Primo tempo orribile: ritmo compassato, un’infinità di palloni sbagliati, tanto tatticismo e quaranta minuti privi di occasioni da gol. Per vivere un’emozione bisogna aspettare il quarantatreesimo: schema su calcio di punizione, Noble – anziché calciare in porta – scodella la palla per  Nolan, che aggancia la sfera con un bel destro al volo ma non inquadra lo specchio della porta per pochi centimetri. Ed è questa l’unica occasione da gol di un brutto primo tempo, contraddistinto da un Tottenham padrone indiscusso nel palleggio, ma mai insidioso e decisamente lento ed impreciso. La ripresa prende avvio su ritmi decisamente più intensi, con gli Spurs che provano a mettere in difficoltà la retroguardia ospite. Al cinquantaduesimo, i padroni di casa, con un tiro potente (ma centrale) di Defoe,  impegnano per la prima volta Jääskeläinen, bravo a deviare la sfera in corner.

La verve degli Spurs, però, si esaurisce qui. La squadra di Allardyce, conscia di trovarsi dinnanzi ad un Tottenham irriconoscibile, incomincia a credere nei tre punti e costringe la squadra di Villas Boas sulla difensiva. Al cinquantacinquesimo, da azione susseguente ad un calcio d’angolo, Tomkins effettua un colpo di tacco a pochi metri dalla linea di porta avversaria, ma Lloris è bravo a respingere la sfera. La pressione degli ospiti si fa sempre più insistente e si concretizza, al sessantacinquesimo, con il gol di Reid che, dopo essersi visto respingere –  involontariamente – da Nolan un colpo di testa a botta sicura, batte Lloris con un potente piatto rasoterra da distanza ravvicinata.  La squadra di casa, già allo sbando da una decina di minuti, abdica definitivamente. Passano solo sei minuti e Vaz Te, servito in campo aperto da una preziosissima rasoiata di Noble, mette a segno il secondo gol con una discreta dose di fortuna; il portoghese, infatti, realizza grazie ad un fortunoso rimpallo di ginocchio, dopo essersi visto respingere la sfera da Lloris. L’ombrellino nel long drink ( ndr: Nicola Roggero docet) arriva al settantottesimo: Morrison prende palla al limite della propria metà campo, supera in velocità Vertonghen, disorienta con irrisoria facilmente Dawson, entra in area di rigore, resiste al ritorno del centrale belga e batte Lloris con un delizioso tocco sotto.

Finisce in tripudio, con i tifosi ospiti increduli: erano diciannove anni, infatti, che il West Ham non vinceva con tre gol di scarto in casa del Tottenham e da quattordici non usciva con i tre punti da White Hart Lane. Un successo decisamente meritato per quanto visto nel secondo tempo, quando gli uomini di Allardyce hanno preso in mano il pallino del gioco e poi, una volta sbloccato il match, non hanno corso alcun rischio, colpendo in maniera spietata in contropiede. Male, molto male il Tottenham, dove si salva il solo Townsend. La scusa della trasferta russa di Europa League regge fino a un certo punto, vista la qualità della rosa a disposizione di Villas Boas, che, forse, non ha ancora capito come sfruttare in maniera adeguata i nuovi arrivi: Eriksen da trequartista avanzato non rende, tant’è che il danese  è arretrato spesso per provare ad entrare nel vivo del gioco; Lamela è completamente spaesato, e quando è entrato non ha saputo incidere; Chadli, dopo la deludente prova dell’Emirates, sembra esser finito nel dimenticatoio. Inoltre, la scelta di lasciare in panchina Soldado, fuori dall’undici titolare  anche nella trasferta di Europa League, è apparsa azzardata. D’accordo, è solo una sconfitta e la classifica degli Spurs, complice anche il mezzo passo falso dei Gunners, resta decisamente buona. Ma i campanelli d’allarme suonati oggi sono parecchi,  e Villas Boas, se non vorrà perdere derby a rotta di collo, dovrà porvi rimedio.

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