Ritiro Beckham: “Una perdita per il calcio”

RITIRO BECKHAM “Nella settimana seguente all’addio di Sir Alex Ferguson, che ha scioccato l’ambiente calcistico, ora abbiamo l’uscita di scena di un’icona. Il ritiro di Beckham è del tutto inaspettato, sebbene abbia raggiunto da anni l’apice della sua carriera. E’ una figura da ammirare e ha ottenuto dei risultati straordinari nei club in cui ha militato, in particolare nel Manchester United. Se si guarda al modo in cui ha giocato e lavorato per la nazionale inglese, nessuno lo può accusare di non essere stato patriottico e di non aver dato tutto sé stesso per la causa. E’ una vera perdita per il calcio e sono sicuro che la FA vorrà coinvolgerlo nella propria associazione. Personalmente, voglio augurargli ogni bene e successo – mancherà molto a questo sport.”

Il ritiro di David Beckham ha suscitato molto stupore nell’ambiente calcistico inglese. Le belle parole di David Bernstein qui riportate ne sono la prova: la guida della Football Association insiste molto sul fatto che un giocatore come Beckahm, con le sue qualità dentro e fuori dal campo, mancherà molto non solo al calcio inglese ma a questo sport in generale.

Altre parole d’elogio sono arrivate dall’ex-compagno di squadra e testimone al proprio matrimonio Gary Neville: “Ha sentito che era il momento giusto. Ha continuato a giocare finché ha potuto ma ciò che voleva davvero era tornare a casa; dopo 22 anni è arrivato alla fine della corsa. Ha giocato nel miglior centrocampo in cui ho preso parte: David, Ryan Giggs, Roy Keane e Paul Scholes. David sapeva crossare e servire i propri compagni magistralmente. Aveva forza ed energia da vendere. E’ stato fantastico giocare con lui. Lasciando l’Inghilterra per Madrid, Milano, Los Angeles e Parigi, ha portato con sé il calcio inglese ed era un qualcosa di cui andava orgoglioso.

I numeri di Beckham sono impressionanti: 115 presenze con la nazionale inglese di cui è stato capitano in 59 partite, dal 2000 al 2006. Con il Manchester United, la squadra in cui ha svelato le proprie doti al mondo, ha vinto 12 trofei in 8 anni (1995-2003) tra cui sei campionati e una Champions League (1998-1999). Nella altre squadre in cui ha militato, dal Real Madrid al LA Galaxy per poi finire al PSG, ha vinto almeno una volta il campionato nazionale. Soltanto nelle due mezze stagioni passate a Milano (gennaio-giugno 2009; gennaio-giugno 2010), sponda rossonera, non ha conquistato nessun titolo ma la sua presenza nel Milan ha portato molta visibilità sia al club che alla Serie A oltremanica.

Fonte: The Guardian

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