L’intervista – Vincenzo Felici e il suo libro “Traditore per un giorno”, cronaca di un sogno a Stamford Bridge

Oggi TuttoCalcioEstero vi racconta un sogno diventato realtà, quello di giocare a Stamford Bridge con la maglia del Chelsea. Lo ha realizzato Vincenzo Felici, grande appassionato e conoscitore del calcio inglese, e lo ha impresso sulle pagine del libro “Traditore per un giorno”. Abbiamo avuto la fortuna di sentire dalla sua voce il racconto di questa avventura, una partita che vale più di quella che si gioca sul terreno verde considerate la finalità di questa iniziativa, parte dei ricavi andranno infatti all’associazione Football Aid che aiuta i bambini affetti da diabete.

Vincenzo, perché “Traditore per un giorno”?
Quando ho dato il titolo a questo libro, in Inghilterra si sono chiesti il perché del termine “traitor”. “Traitor for a day” è un titolo forte e “traditore” non è un termine non è molto gradito da quelle parti ma deve essere messo tra virgolette rispetto alla rimbombante accezione inglese. Io sono traditore perché sono tifoso bianconero da sempre, la mia vita non potrebbe fare a meno della Juventus, il mio sogno si è realizzato a Londra ma sarebbe stato completo se l’avessi potuto vivere con la mia squadra. Questa cosa, almeno al momento, non possibile. Ho presentato il libro alla Juventus stessa, ma un’iniziativa come questa in Italia non è al momento realizzabile. Ho vestito la maglia del Chelsea e ne sono fiero, ma resta il rammarico di non aver giocato con la Juve.

Più che un traditore, un innamorato deluso?
Diciamo che si tratta di un innamorato che per un giorno ha fatto una scappatella! (ride, ndr) Non ha fatto male a nessuno, anzi, ha fatto anche del bene. Ravviva il rapporto con la Vecchia amata di ogni giorno!

Questi sono elementi, negativi, che il calcio made in Uk ha in meno del nostro, ma leggendo il tuo libro si trovano alcuni elementi che ha in più, come la conoscenza della storia del proprio club da parte dei tifosi .
Sembra un quasi un diktat, dovrebbe essere indispensabile che chi tifa conosca un po’ della storia e in Inghilterra, dai più piccoli ai più grandi, non ho trovato persone che fossero impreparate sotto questo punto di vista. Questo la dice lunga, il club, a prescindere dalle dimensioni, viene conosciuto nelle sue sfaccettature. E’ singolare, rappresenta l’aspetto principale della cultura calcistica che un tifoso dovrebbe avere. Questo fattore riguarda i numerosi appassionati – e saranno sempre di più – che in Italia seguono il calcio inglese, con una competenza che ha poco da invidiare a quella degli addetti ai lavori.

Da cosa dipende?
Hanno tre occhi, due fisici e uno virtuale. Il terzo è il più importante, gli serve a vedere il calcio in modo diverso rispetto a noi. Il senso di appartenenza va oltre la non-cultura del risultato, a loro non interessa pareggiare, vincere o perdere ma seguire la squadra e questo da noi succede fino a un certo punto. Hanno uno specchio sociale su cui riflettere il calcio che è diverso dal nostro, non so se migliore o peggiore. Il fatto di salire sulla metropolitana, mischiarsi con i tifosi avversari, arrivare allo stadio, assistere alla partita e non urtarsi o provocare incidenti rappresenta l’aspetto più positivo del fenomeno. Non è sempre stato così, non bisogna idealizzare, però in Italia una situazione simile è inconcepibile. E poi loro parlano della partita solo il giorno del match, alla fine dei novanta minuti non si alimentano romanzi, dibattiti e dicerie.

Questo modo di vedere il calcio ottiene sempre più i favori del pubblico nostrano, perché?
Qui in Italia c’è un gruppo di appassionati innamorato di quel tipo di calcio, quello che si pratica oltre Manica, scevro dalle tensioni e dal fanatismo del quale risente il calcio nostrano. Non è esente da imperfezioni, ma è comunque un’oasi felice. Lo spirito con il quale si interpreta il calcio è più limpido. In Inghilterra alle parole corrispondono i fatti e questo il tifoso lo apprezza: un certo tasso di violenza è stato eliminato, stanno cercando diminuire il costo dei biglietti, le barriere non ci sono mi state. Sono piccoli tasselli che rendono il tifoso più vicino al giocatore, è il football come andrebbe vissuto. In Italia purtroppo non sempre è possibile.

Vincenzo Felici presenta il suo libro a Glasgow, in occasione del match di Champions tra Celtic e Juventus
Vincenzo Felici presenta il suo libro a Glasgow, in occasione del match di Champions tra Celtic e Juventus

Il tuo, di terzo occhio, è proiettato verso le emozioni. Tante ne hai provate a Stamford Bridge, come ci sei arrivato?
Casualmente, perché sono un appassionato di calcio come voi, ho avuto tra le mani una fanzine ciclostilata che faceva riferimento all’esperienza di una persona che, grazie all’associazione Football Aid – che tutela la salute dei bambini diabetici inglesi – aveva avuto la possibilità di giocare in una squadra del Regno Unito versando una quota che serviva per acquisire la posizione in campo. In parole povere: si versa una somma corrispondente al minutaggio che si vuole e questa associazione, che ha una convenzione con squadre di prima e seconda serie, dà la possibilità di giocare una partita regolare insieme a nove donatori e un ex calciatore che guida la squadra nelle vesti di player-manager. Questa è un’occasione unica, perché è una partita regolare a tutti gli effetti, nel mio caso Chelsea bianco contro Chelsea blu, arbitro, guardalinee e cameramen all’interno di Stamford Bridge appositamente preparato per la partita. I tifosi, che arrivano dall’Italia come nel mio caso o si trovano sul posto, pagano il biglietto e il ricavato va anch’esso in beneficenza e io quella volta. In questo l’Inghilterra è molto avanti al nostro paese.

Dalle pagine arriva con grande forza la figura di Scott Minto, il tuo capitano per un giorno, cosa ti è rimasto impresso?
L’incontro con questo giocatore è stato alla base della mia partita, se non l’avessi incontrato e se non avessi instaurato un certo tipo di rapporto con lui durante il riscaldamento avrei rinunciato. Ero reduce da un infortunio piuttosto grave, un versamento alla caviglia destra che mi impediva di correre, ero piuttosto scoraggiato perché avrei dovuto rinunciare. Lui è un ex terzino sinistro del Chelsea, ha fatto la spola tra diverse squadre come West Ham e Charlton Athletic, ha anche raccolto un’esperienza al Benfica disputando la Coppa Campioni. Un ragazzo molto genuino, con il quale ho instaurato un certo feeling e dopo la partita mi ha raccontato che lui e la sua famiglia sono molto dediti alla beneficenza. Sicuramente, a seguito di numerosi infortuni, non ha lasciato un segno profondo sotto il profilo tecnico al Chelsea ma lo ha fatto dal punto di vista umano. Siamo ancora amici e ci sentiamo con una certa frequenza.

Cosa ti ha detto?
Mi ha dato consigli sull’approccio mentale che dovevo seguire in campo, mi ha spiegato che se non avesse dovuto giocare a seguito di ogni infortunio come il mio la sua carriera sarebbe stata ancora più corta. E’ stata la mia salvezza, è riuscito a non farmi percepire mentalmente il dolore. Da quel giorno la mia vita è cambiata, è stato possibile grazie a lui.

Parliamo delle finalità di questa iniziativa: parte del ricavato del libro sosterrà una causa importante.
Io forse ho una sensibilità più accentuata al riguardo a causa della mia professione, nonostante io lavori in una farmacia questo basta a vedere quanto soffra la gente. Non può non stare a cuore la salute dei bambini e i bambini non hanno colore, non hanno razza o nazionalità. Quando si è prospettata l’ipotesi di aiutare bambini che soffrono di una patologia seria ed invalidante come il diabete. L’associazione può prestare assistenza, fornire strumentazioni e aiutare la ricerca grazie ai fondi ricavati.

 

Per eventuali informazioni e acquistare il libro contattare:

Dr. Vincenzo Felici
c/o Farmacia “Ancona”
Corso Amendola 5/B
60123 Ancona

cellulare: 3391910556

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About Paolo Bardelli 2030 Articoli
Nato ad Arezzo nei meravigliosi anni '80, si innamora prestissimo del calcio e non avendo piedi fini decide di scriverlo. Ha lavorato nella redazione del Guerin Sportivo e per tre anni cura la rubrica "Dalla A alla Z". Numerose collaborazioni nel corso degli anni con testate tra le quali tuttomercatoweb.com, ilsussidiario.net e il mensile Calcio 2000. Nel 2012 insieme ad Alfonso Alfano crea tuttocalcioestero.it. E ne è molto orgoglioso.

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