Speciale Dortmund, parte 3: “Sono Reus, e mi diverto solo se segno”

Era partito da sedicenne insoddisfatto perché lo tenevano in panchina nelle giovanili del Borussia, è tornato da giocatore tedesco dell’anno e con un costo di 17 milioni. Marco Reus, 23 anni, la faccia nuova di questa stagione giallonera, ha aggiunto al suo 2012 delle meraviglie anche la scoperta della Champions: anzi, forse è il contrario, visti i tre gol e un valore di mercato salito a 27 milioni. Tutta Europa è affascinata dal Borussia.
Vi sentite fra le favorite in Champions? «Credo che le grandi, partendo dal Barcellona, non lasceranno più nulla. Tutto è aperto, un fatto però è certo: abbiamo dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque».
Il Borussia era in quarta fascia al sorteggio, poi ha vinto in anticipo il gruppo con Real, Manchester City e Ajax. Gli altri vi conoscevano poco? «Non credo. Nessuno di noi ci avrebbe creduto in estate, ma il primo posto è meritato. La nostra forza è il bel gioco: ci siamo sbloccati vincendo subito con l’Ajax, poi a Manchester e Madrid abbiamo dimostrato di essere allo stesso livello, anche se abbiamo pareggiato. Adesso sfruttiamo quasi tutte le palle gol che abbiamo, questa è la differenza».
Velocità e tecnica di tiro sono le sue qualità migliori: è soltanto talento o fa degli allenamenti particolari? «Esercizi speciali per la forza, la stabilità quando si calcia in velocità, il mantenimento dell’equilibrio. Ma non esagero con gli allenamenti, ci sono già troppe partite. La gara è la miglior esercitazione».
Ha avuto difficoltà a entrare nel sistema borussiano? È stato più difficile il lavoro fisico o tattico? «Ci vuole del tempo per capire,qui si corre molto, ma io non mi tiro indietro. E tatticamente non ero sprovveduto».
Il Borussia dà l’idea di divertirsi in campo: lei quando si diverte di più? «Quando segno».
Lei è nato in città, è cresciuto nelle giovanili giallonere poi è stato via sei anni: cosa ha trovato di diverso, come è stato accolto? «Non riesco più ad andare a fare compere come un tempo. Mi è sparita un po’ di vita privata, però fa parte del gioco. Sono anche vicino alla famiglia e agli amici d’infanzia». 
È vero che il suo idolo è Tomas Rosicky? «Sì». 
Ma gioca ancora: più che un idolo è un collega. «Sono da sempre tifoso del Borussia, andavo in curva e mi riempivo con le sue azioni. Tecnica e quantità. Fuori dal calcio invece ammiro molto Dirk Nowitzki, non solo perché è tedesco. Mi piace come lotta». 
Ha mai avuto offerte dall’Italia? «Il mio procuratore non me ne ha mai parlato». 
La sua panchina iniziale nella semifinale dell’Europeo contro gli azzurri è stata definita l’errore dell’anno. Passata la delusione? «Per forza, il passato è nelle stelle, non torna. Non è stato bello. Ma è dimenticato». 
Conosce un ragazzo che si chiama El Shaarawy? «Sì, gioca nel Milan. L’ho visto segnare dei bei gol». 
Oltre a segnare tanto come lei, ha anche una cresta tipo la sua, però scura. Il prossimo Italia-Germania sarà un duello fra creste? «Sarà un duello fra buoni giocatori, più che fra acconciature. Stavolta speriamo di vincerlo noi».

Fonte: Extratime, Gazzetta dello Sport

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