Betis, o l’arte di arrangiarsi

«Quando siamo andati a giocare col Betis loro la settimana prima avevano perso 5-1 col Siviglia.Durante la settimana la gente era arrabbiatissima, ci sono state contestazioni,i tifosi sono andati all’allenamento a insultare. Poi però domenica allo stadio erano tutti  con la loro squadra, uniti, compatti. E si è sentito». José Mourinho è un discreto fan del Betis, o almeno dei suoi tifosi visto che la squadra di Pepe Mel lo ha inguaiato battendolo 1-0 dopo due sconfitte consecutive, quella nel derby dolorosissima. Una città innamorata, un allenatore scrittore, una buona cantera, un club senza un euro, una stagione oltre ogni aspettativa. Il Betis ora è quarto, a -4 dal Real Madrid. Lo scorso anno a questo punto aveva 12 punti in meno ed era solo un punto sopra la retrocessione. Perché dopo aver cominciato con 4 vittorie di fila, la squadra di Pepe Mel infilò una serie nera con 10 sconfitte e un pari. Miguel Guillen, il presidente che si sta occupando della transizione dalla vulcanica gestione Lopera, padre padrone che continua ad essere proprietario del club ma non lo gestisce più, è molto amico di Mel e la cosa ha evitato esoneri affrettati. Ha avuto ragione: Mel ha raddrizzato la baracca biancoverde e dopo una salvezza relativamente tranquilla ora è tempo di boom. Pepe Mel è considerato il Ferguson del Betis: madrileno, canterano del Madrid, alla Casa Blanca non ha fatto fortuna e ha vissuto in giro per la Spagna. Con 4 anni di successo al Betis: faceva l’attaccante e nell’89-90 in B segnò una montagna di reti (23). Amato da giocatore, oggi è idolatrato da tecnico. Mestiere che affianca l’hobby di scrittore: lo scorso anno ha pubblicato il suo primo romanzo, El mentiroso, il bugiardo. Mel ha sempre letto, e vuole che altrettanto facciano i suoi ragazzi. Come Vadillo, l’ultima perla della cantera, dal quale il mister pretende con la stessa naturalezza ripetute, miglioramenti tattici e lettura dei libri di scuola. «I ragazzi devono capire che il calcio non è tutto», dice Mel. Che prova a giocare un bel calcio e sta spremendo con grande esito una cantera brillante: già 13 i ragazzi del vivaio che hanno debuttato con lui in meno di 3 anni (il primo dedicato al ritorno in Liga), diversi di loro titolari e in rampa di lancio. Su tutti Beñat, basco preteso dall’Athletic, poi Cañas, il portiere Adrian, Vadillo e Pozuelo. L’altro eroe del momento si chiama Ruben Castro, nato alle Canarie ed esploso al Betis: con 8 reti insieme ad Aduriz è il capocannoniere spagnolo della Liga. Al Betis è costato 1,6 milioni di euro, che il Deportivo non ha ancora incassato: la squadra sivigliana, sull’orlo del fallimento, si è appellata alla Ley Concursal e i debiti sono stati spalmati. Non c’è un euro, e per questo in estate sono arrivati solo giocatori in prestito o a costo zero: il giovane Campbell dall’Arsenal, il nigeriano Nosa, il portoghese Agra, il polacco Perquis, il brasiliano Paulao i più interessanti. Poi ci ha pensato Mel.

Fonte: Extratime, Gazzetta dello Sport

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