Levante, Ballesteros l’anti-Madrid

«Il Levante? Non sapevo nemmeno che esistesse fino a quando in tv non vidi un tipo battere in velocità Ronaldo. Quasi cado dalla sedia! Chi è questo vecchio? Come fa a correre così?». Onesto e brutale, Obafemi Martins (a Marca). Quel vecchio è Sergio Ballesteros, un omone grosso come un armadio, montagna di chili e faccia cattiva, nato prima della morte di Franco e oggi, a 37 anni, simbolo del Levante, la squadra dove iniziò e dove è tornato quando era in B e sull’orlo del fallimento. Nessuno dava una lira a lui e ai compagni, che sono saliti in Liga nel 2010, poi sono stati in testa al torneo, cosa mai successa, e sono arrivati fino in Europa. «È curioso che si conosca un club che ha 103 anni di storia per una corsa che dura 4 secondi», ha detto Ballesteros ad As con un po’ di fastidio. Perché il gigante Sergio ha il Levante nel cuore e da questa sua passione prende vita, e fuoco, il suo duello col Madrid. Storia truce il cui ultimo, sanguinoso capitolo è stato scritto 10 giorni fa, quando il Real Mou è andato per la quarta volta al Ciutat de Valencia: nelle 3 apparizioni precedenti aveva rimediato un pareggio e due sconfitte. La prima volta che va a giocare col Levante Mou è in Spagna da poco. Settembre 2010, la seconda squadra di Valencia ha perso 3 delle 4 partite di Liga che ha giocato. Ma ferma il Real sullo 0-0. E a fine gara Ballesteros prende per il collo Mou, sollevandolo da terra e rimettendolo giù solo quando decide lui. Sergio era arrabbiato per il comportamento di José in panchina, ritenuto poco rispettoso nei confronti del Levante. Mou si spaventa, e prepara la vendetta: quando alla vigilia di Natale il Levante si presenta al Bernabeu per una partita di Copa del Rey se ne va con un tremendo 8-0. Il Madrid gioca con un’intensità non comune a questo tipo di gare. Lo scorso anno, a settembre, nuovo episodio: il Madrid perde 1-0 a Valencia col Levante, Ballesteros fa espellere Khedira grazie a una studiata teatralità, e al 90’ brucia Ronaldo, 10 anni più giovane di lui, nel famoso sprint che ha attirato l’attenzione di Oba Oba. L’11 novembre, nuova sfida: il Madrid vince 2-1 ma il Levante si sente derubato e tra tunnel e spogliatoi succede di tutto tanto che gli impiegati dello stadio, spaventati dalla rissa, chiamano a gran voce la polizia che interviene. Sergio Ramos: «C’è sempre qualcuno che vuole attirare l’attenzione e al quale piace più la boxe del calcio. Dovrebbe cambiare sport». Il riferimento è a Ballesteros, che secondo le ricostruzioni prima ha cercato di attaccare Pepe, accusato di festeggiare con balli provocatori in territorio nemico, e poi avrebbe colpito lo stesso Ramos, tra gli altri. «Ero andato a vedere come stava Ronaldo – si è difeso Ballesteros, che il giorno dopo convoca una conferenza stampa –, non ho mai aggredito nessuno. Le parole di Ramos e le critiche di Casillas mi hanno fatto male». In qualche modo, proviamo una certa comprensione per il gigante: professionista esemplare, buon giocatore (Heynckes lo volle al Tenerife, nel ’98 vinse l’Europeo Under 21), il più veloce della squadra fino all’arrivo di Martins, innamorato del suo Levante, che ora aspetta il Barcellona. Uno per il quale il rispetto viene prima di tutto: «Qualità che si è persa: i ragazzi di oggi dopo 3 giorni sono già lì a farti scherzi. La dignità è un valore molto importante». Per questo i suoi modelli sono Raul e Guardiola.

Fonte: ExtraTime, Gazzetta dello Sport

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